Diletta D’Andrea, ultima moglie di Vittorio Gassman, era un’interprete teatrale e cinematografica nata a Roma l’8 febbraio del 1942 e morta nella sua città natale il 18 agosto 2024. Una vita riservata la sua, di cui si sa ben poco. Alla cronaca rosa e teatrale era conosciuta per il matrimonio con Vittorio Gassman, “il mattatore”, con cui ebbe una relazione duratura, terminata solo con la morte dell’attore, avvenuta il 29 giugno 2000.
Le nozze con l’attore vennero celebrate a Velletri, il 7 dicembre 1970. Proprio da Gassman ebbe un figlio, Jacopo, nato il 26 giugno 1980. Anche lui lavora nel mondo dello spettacolo come regista. Ma precedentemente Diletta D’Andrea era stata sposata con Luciano Salce, da cui ebbe un figlio, Emanuele.
L’annuncio della scomparsa di D’Andrea è stato dato proprio dai figli che, congiuntamente, hanno fatto sapere: “Questa mattina è venuta a mancare la nostra amata madre Diletta d’Andrea Gassmann. Nel rispetto delle sue volontà e del suo desiderio di discrezione, i figli comunicano che non ci saranno esequie“.
Al cinema Diletta D’Andrea ha esordito nel film Il conte Max (1957) di Giorgio Bianchi (1957) al fianco di Alberto Sordi. Ha continuato a recitare sul grande schermo fino al 1964. Tra i suoi titoli La voglia matta (1962) e Le ore dell’amore (1963), entrambi di Salce, Obiettivo ragazze (1963) di Mario Mattoli, Ercole sfida Sansone (1963) di Pietro Francisci, Tre notti d’amore, episodio di La moglie bambina (1964) di Franco Rossi (1964). In seguito ha recitato molto in teatro in compagnia di Vittorio Gassman.
L’ultima moglie di Vittorio Gassman
L’ultimo amore di Vittorio Gassman fu proprio quello con la moglie Diletta D’Andrea. Un sentimento che durò trent’anni, fino al 2000, al sopraggiungere della morte dell’attore. Fu lo stesso Vittorio Gassman a raccontare che l’amore di Diletta D’Andrea gli aveva dato finalmente stabilità e non solo. Riconobbe lui stesso alla moglie la bravura nel riallacciare i ‘fili sentimentali’ della sua lunga e movimentata vita e di rimettere insieme pezzi e figli di una famiglia che ‘più allargata non si può’.





