Nando Orfei (Ferdinando) è stato un’icona del circo italiano, domatore e attore (apparso nei film di Fellini), cugino di Moira Orfei altra leggenda del circo, e membro di una grande dinastia circense. Erano cugini acquisiti, cresciuti insieme nel mondo del circo, e considerati quasi fratelli/sorelle, come ricorda la figlia di Nando, Ambra Orfei.

Chi era Nando Orfei, il padre di Ambra

Appartenente alla nota dinastia circense degli Orfei, sin da giovane si interessò alla recitazione, cominciando a recitare nelle vesti di attor comico, domatore, giocoliere e clown negli spettacoli di famiglia. Svolse anche un’intensa attività in teatro e nel circo.

Interessante fu la sua esperienza cinematografica, che può annoverare solamente quattro pellicole, delle quali due dirette da Federico Fellini. Particolarmente rilevante l’interpretazione dello zio di Titta in Amarcord, film del 1973. Dopo neanche un decennio dall’esordio sui grandi schermi, si ritirò dal cinema per dedicarsi più assiduamente all’amato teatro e al circo. Era il fratello di Liana Orfei, il cugino di Moira Orfei e il padre di Paride, Ambra e Gioia Orfei; era sposato dal 1963 con Anita Gambarutti.

Morì nel 2014 all’Ospedale San Raffaele di Milano all’età di 80 anni dopo una lunga malattia.

Ambra definisce il padre come “gigante buono”: «Sai di cosa abbiamo parlato poco prima della sua morte? Di quando facevamo insieme il presepe all’ingresso del circo. Era l’evento dell’anno: una volta vincemmo anche un premio per un presepe che era grande 20 metri per 10. In tutte le città toccate dal nostro carrozzone, compravamo qualcosa di caratteristico da tenere da parte fino a Natale». Ad un certo punto della sua vita, Nando Orfei divenne una stella del cinema, attore in Amarcord e Clowns del suo amico Federico Fellini. Da bambina, Ambra andava spesso sul set a trovarlo: «Sentiva il bisogno di stare con la famiglia: per questo, rinunciò alla carriera cinematografica per tornare sotto il tendone». Scelse una vita più dura, dove si deve smontare un palco anche se piove e dove aveva la responsabilità di un’intera comunità di 250 persone. «Lui era forte come un gladiatore – racconta la figlia – spostava una roulotte con le spalle. La sua forza? Stare con la sua gente, una famiglia allargata in cui ci si voleva bene. Dopo la fatica, c’erano le grigliate tutti insieme».

Ambra Orfei cresce all’interno del circo, circondata da artisti, bambini e tecnici. Lo ricorda come «un sogno» – dice al Corriere della Sera – «una famiglia allargata negli anni d’oro. Ho vissuto una favola». E come lei anche gli altri bambini seguono un’educazione adatta alla loro vita in giro per le città: «Avevamo la scuola dentro al circo. Eravamo 52 bambini, un po’ come fratelli. L’insegnante statale lo garantiva la legge».

A Natale, il padre di Ambra metteva tutti i bambini su un camion del circo e li portava al cinema a vedere i cartoni animati: «Allora il cinepanettone era fatto dalla Disney», ricorda Ambra. Nell’immaginario di tutti, gli Orfei sono il circo italiano: Nando, la sorella Liana, il fratello Rinaldo, la cugina Moira, a cui era legatissimo, e i rispettivi figli, tra cui appunto Ambra, nota anche per le apparizioni televisive. Ma forse non tutti sanno che all’origine del Circo Orfei c’è quello che noi oggi chiameremmo un incontro interculturale, o un matrimonio misto. Molto misto… Racconta Ambra: «Nel 1820, il mio trisnonno Paolo era sacerdote a Massa Lombarda (RA), veniva da una famiglia nobile di Urbino ma non aveva una vocazione ferrea. Si innamorò di una sinta del Montenegro che mendicava all’uscita della chiesa e scapparono insieme, tendando la carriera di saltimbanco con quattro cagnolini e un orso». E qui c’è un altro punto di interesse: sì, gli Orfei – come l’altra grande famiglia del circo italiano, i Togni ­– sono di origine sinta.