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Chi era Rosa, la dolce mamma di Raoul Bova scomparsa nel 2019

In un’intervista al Corriere Raoul ha raccontato il rapporto con la mamma Rosa Bova: “Mi voleva laureato ma è diventata la mia più grande fan quando ho iniziato la mia carriera da attore’. Aveva una ciocca rosa sui capelli, la sua casa era piena di fiori e complementi d’arredo originali, era un’anima rock, definita così dalla Morales. È stata, inoltre, una mamma premurosa: era molto attenta all’estetica del figlio, controllava se la barba fosse troppo lunga o troppo corta, se i capelli fossero della giusta lunghezza.”

Rosa Bova ha cresciuto i suoi tre figli e ha curato la sua casa senza l’aiuto di nessuno, andava a fare la spesa in un mercatino lontano dal posto in cui abitava e tutti i commercianti che la conoscevano le facevano assaggiare ogni tipo di primizia. L’attore e regista italiano ha infine rivelato un episodio rimastogli ben impresso nella mente: era ancora un bambino piccolo quando, in preda ad un furore d’amore disse all’amata madre che non voleva che morisse.

La signora Rosa, originaria di Acerra, si era traferita insieme al marito Giuseppe, calabrese, a Roma: nella Capitale, infatti, è nato Raoul Bova che, prima di diventare uno degli attori più noti e amati del panorama italiano, sembrava dovesse sfondare nel mondo dello sport. A 15 anni, infatti, vinse il campionato italiano giovanile nei 100 metri dorso. Poi, però, il destino ha preso un altro corso e Raoul è approdato in televisione e, solo dopo, al cinema.

Mai ostacolato dai genitori nella sua carriera, Raoul Bova è sempre stato profondamente legato alla madre Rosa e al papà Giuseppe, scomparso poco più di un anno fa. Proprio del genitore scomparso, l’attore aveva avuto modo di parlare durante un’ospitata al Maurizio Costanzo Show. “Mio padre è stato un grande uomo. Forse ha fatto lo sbaglio di spingermi, incentivarmi, portarmi tutti i giorni a nuotare, mi seguiva tutti i giorni negli allenamenti e quindi mi dava un po’ di ansia – aveva raccontato lui, riferendosi proprio agli anni dell’adolescenza – . Però, quando gli ho detto che volevo smettere, che non ce la facevo più lui mi ha detto: ‘Non è importante il nuoto, è importante che tu faccia qualcosa con tutta la passione che hai’, a lui andava bene qualunque cosa, anche che facessi il netturbino ma sarei dovuto essere il netturbino migliore della città”.

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