Cultura

Il succulento frutto di “Chiamami col tuo nome”

È la pellicola del momento, è sulla bocca di tutti ed è in corsa agli Oscar con quattro meritate nomination tra cui miglior film: tutto quello che c’è da sapere sull’opera dell’italiano/non italiano Luca Guadagnino.

L’estate italiana, il succo d’albicocca, gli anni ’80, la bellezza senza tempo di una statua antica, le nuotate al lago, la colazione all’aria aperta, la bicicletta appena riparata, il paesino di provincia, la pista da ballo con le luci colorate, una pesca succosa, la composizione di una nuova melodia, … Cos’è il primo amore se non tutto questo? Il successo del film di Guadagnino sta proprio nel riuscire a ricreare questa magica, nostalgica e affascinante atmosfera: cornice perfetta per una storia d’amore pura, adolescenziale e altamente erotica.  Parliamone con schiettezza: Guadagnino in Italia non era granché considerato dalla critica che finora l’ha un po’ snobbato, poi gli americani se ne sono innamorati. Con questo film ha raccolto premi e consensi in giro per il mondo ed ora corre per gli Oscar. Adesso qualsiasi bacheca Facebook nostrana è tutta un Guadagnino e molti ancora si chiedono se il film sia italiano o meno: è una coproduzione all’80% italiana finanziata da due milioni di denaro pubblico italiano.

Il succulento frutto di "Chiamami col tuo nome"
I protagonisti Timothée Chalamet e Armie Hammer (CREDITS: cinema.everyeye.it)

“Il cinema ha un fine importante: mostra una versione della realtà diversa da quella in cui viviamo.” Afferma su Rolling Stone Italia il regista  che costruisce una realtà lontana da noi, non solo perché ancora incontaminata dal ventennio targato Berlusconi, ma per la semplicità e la naturalezza con cui viene raccontata un’iniziazione erotica gay. È così che si cambia la realtà: mostrando un’alternativa possibile da seguire come esempio. La bellezza viene sottolineata facendo vedere anche l’altro lato della medaglia: la macchietta omosessuale e quella italiana.  Il miglior film agli Oscar ha solitamente una valenza politica ed è forse con queste parole che Guadagnino potrebbe guadagnarsi una vittoria nonostante i fortissimi avversari: “Potrei dire che è un film politico, perché vuole ispirare chiunque a non diventare come il presidente Trump: una persona piena di rabbia e rancore, che pensa solo ai propri interessi. Lui non ha niente di poetico e non capisce quanto può essere bello amare una persona, indipendentemente dal sesso.”

Il succulento frutto di "Chiamami col tuo nome"
Un frame del film (CREDITS: psfilmfest.org)

Quando è iniziata la lavorazione del film era stato scelto Muccino come timoniere del progetto, poi la mancanza di fondi ha fortunatamente cambiato le carte in tavola e Guadagnino, chiamato inizialmente come consulente, si è messo a lavorare alla sceneggiatura con James Ivory e ha deciso di prendere le redini della situazione: ha girato il film in 35 giorni con una sola macchina da presa e una troupe ristretta, vicino la sua abitazione a Crema. Il risultato è un piccolo gioiello che ricorda volutamente Bertolucci e la sua carnalità contadina con un ottima ricostruzione storica degli anni ’80 nei più ricercati particolari, dai costumi alla musica: una colonna sonora vibrante e una meravigliosa canzone composta da Sufjan Stevens che è valsa una delle quattro nomination.

“Chiamami col tuo nome e io ti chiamerò col mio…” I protagonisti cedono la loro identità come dono d’amore: perché l’amore non è possesso di una cosa ma espropriazione di sé. Un travolgente primo amore che si compone piano piano come una nuova melodia su uno spartito: nasce timidamente dal canto lontano di una cicala in un pomeriggio estivo, emerge dalle acque come una statua antica appena ritrovata e si evolve e cresce fino a diventare il frastuono di una dirompente cascata, impossibile da non ascoltare. Una cascata che porterà delle conseguenze: una nuova consapevolezza, il confronto con i genitori, un’inaspettato discorso paterno che solo quello vale l’Oscar. Il finale del film non coincide con il finale del libro che lo ha ispirato, lasciando un non detto che già ha portato a vociferare su un sequel: forse Berlino, forse il 1989, un luogo e una data tutt’altro che casuali che fanno ben sperare.

Il succulento frutto di "Chiamami col tuo nome"
La locandina internazionale del film (CREDITS: teaser-trailer.com)

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