Dopo tre ore di camera di consiglio, la Corte di Assise di Parma, presieduta dal giudice Alessandro Conti, ha condannato Chiara Petrolini a 24 anni e tre mesi, nell’ambito del processo per l’omicidio dei suoi due figli. La ventiduenne, originaria di Traversetolo, Parma, era accusata di aver ucciso i due neonati, partoriti il 12 maggio 2023 e il 7 agosto 2024, seppellendoli poi nel giardino di casa. Il verdetto riguarda solo la morte del secondo bambino; per quanto riguarda il primo, invece, è stata assolta. I giudici hanno inoltre riqualificato come occultamento di cadavere una delle due soppressioni di cadavere, quella relativa al secondo figlio. La Procura aveva chiesto per la donna una condanna a ventisei anni; in aula, era presente anche il suo fidanzato.

Il ritrovamento dei due neonati nel giardino di casa

La vicenda ha avuto inizio la mattina di venerdì 9 agosto 2024 quando il cane della famiglia Petrolini, scavando nel giardino dell’abitazione, ha portato alla luce il corpicino di un neonato. In quel momento, Chiara si trovava a New York, in vacanza con i genitori; tornata in Italia il 19 agosto, ha confessato ai carabinieri la gravidanza, sostenendo che il bambino fosse nato morto: «Aveva gli occhi aperti, ma non emetteva suoni». Il caso ha assunto tinte ancora più macabre quando, durante una delle perquisizioni nella casa di Bannone, dove la ragazza viveva con la famiglia, il 7 settembre gli agenti hanno rinvenuto il cadavere di un secondo neonato.

Le autopsie hanno stabilito che Chiara avrebbe dato alla luce il primo bimbo nel maggio del 2023, mentre avrebbe partorito il secondo tra il 7 e l’8 agosto 2024. La giovane ha raccontato agli inquirenti: «Ho partorito in piedi, sia la prima sia la seconda volta. I bambini non sono caduti a terra, li ho afferrati al volo». Ulteriori analisi, effettuate dal medico legale nominato dalla Procura, hanno rivelato come i due bambini sarebbero entrambi nati vivi: la morte sarebbe sopraggiunta con l’emorragia dovuta il taglio del cordone ombelicale.

Secondo la perizia psichiatrica, Chiara Petrolini è capace d’intendere e di volere

Nessuno, almeno in apparenza, si sarebbe accorto delle due gravidanze di Chiara, che ha continuato, fino alla scoperta dei due cadaveri, a vivere come se niente fosse. La perizia psichiatrica ha evidenziato la sua freddezza e l’immaturità della ragazza che, però, non presenta alcuna patologia che la renda incapace di intendere e di volere. A dicembre, il Tribunale di Bologna ha richiesto e ottenuto il potenziamento del controllo con il braccialetto elettronico, per evitare che la donna entri in contatto con persone esterne al nucleo familiare. Secondo i giudici, infatti, queste circostanze potrebbero comportare il rischio di «nuove gravidanze indesiderate con l’alto rischio di esiti omicidiari».

In aula, Petrolini si era difesa, dichiarando: «Sono stata descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini. Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro». Aveva poi raccontato di aver sepolto i bambini in giardino per “tenerli vicino a lei”. «Molti mi hanno descritto come una brava ragazza, con la famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata».

Federica Checchia