Se siete convinti che l’incubo peggiore di un ventenne di oggi sia passare il sabato sera da solo nella propria camera, siete rimasti indietro di un paio di generazioni. Certo, adesso il timore più grande è legato a una possibile stabilità economica o a un futuro quantomeno rasserenante. Scindendo però questi fattori per nulla rilevanti, possiamo dire con assoluta certezza che su alcune piattaforme social quali TikTok e Instagram, la frontiera del successo non è più avere un tavolo in discoteca circondato da amici, bensì l’esatto contrario. Questo fenomeno è chiamato solo maxxing, cioè massimizzare il proprio potenziale tagliando i ponti con il resto del mondo.
Con il Solo Maxxing anche la solitudine diventa aesthetic
Il termine che abbiamo appena citato sta a unire il concetto di “solo” a quello di “lookmaxxing” — l’ossessione per l’auto-ottimizzazione estetica—, ma applicata alla vita sociale. Niente fidanzati o amici e, cosa più importante, niente distrazioni. Solo tu, la tua disciplina e un’infinità di ore da investire su te stesso. La solitudine non viene più percepita come una cosa negativa, ma percepita come un progetto attivo di miglioramento personale. Se un tempo l’isolamento veniva visto e percepito come qualcosa da cambiare e di cui vergognarsi, adesso si identifica come uno strumenti di produttività. Come spiegato da alcuni sociologi, quali Ulrich Beck e Anthony Giddens, la nostra società ci ha sottratto i vecchi binari (come famiglia tradizionale o lavoro fisso per tutta la vita), a favore della nostra stessa gestione. Noi stessi, a questo punto, diventiamo un progetto aziendale da monitorare, pianificare e ottimizzare.
Tuttavia, la genialità e contemporaneamente il grande paradosso di questo fenomeno sta nella sua estetica. Dimenticate la narrazione secondo cui chi decide di rimanere da solo si mostra trascurato sui social. I video del solo maxxing appaiono più come opere d’arte minimaliste. Sveglie all’alba alle 5:00, sessioni di studio notturne illuminate da candele profumate, allenamenti intensi in palestre deserte e passeggiate introspettive con cuffie a cancellazione di rumore. È la solitudine, ma in modalità “aesthetic”.
Isolamento sì, ma sempre in diretta
Il sociologo Erving Goffman diceva che nella vita sociale mettiamo sempre in scena una versione di noi stessi. Nel caso del solo maxxing, la performance da esibire è l’autosufficienza. Ed è qui che scatta il cortocircuito: ti isoli dal mondo per non avere distrazioni sociali, ma per dare valore a questo isolamento devi condividerlo sui social e ricevere l’approvazione degli altri. Come direbbe Zygmunt Bauman, i nostri legami sono così “liquidi” che persino la solitudine diventa una forma di socialità mediata. Non sei davvero solo, sei solo in diretta streaming. Insomma, la Gen Z ha trasformato l’asocialità in un simbolo di successo e autocontrollo. Quindi, se stasera non avete programmi e nessuno vi ha cercato, non disperate: state solo facendo un’ottima sessione di solo maxxing. Ricordatevi, almeno, di accendere la telecamera.
Stefania Cirillo





