Cinema

Christian De Sica: un cinepanettone la vita con il padre Vittorio

Un aereo in partenza per il Sud America. Silenzio e tensione accompagnano il diciottenne. Con lui, fino in aeroporto, i genitori. Nessuna raccomandazione ma, mentre si allontanava da loro per raggiungere il gate, suo padre urla: “Mi raccomando Christian, prima di entrare in scena, un’ombra di grigio sulle palpebre e basta!”. Quelli di Christian De Sica sono amarcord: non ricordi di una giovinezza trascorsa in una famiglia ‘normale’. Ma con i volti del cinema che erano di casa, e il papà Vittorio con quella voce che ha l’impostazione della commedia e le sfumature eleganti della signorilità. Avvolto in un cappotto come il Conte Max, guanti e fiore all’occhiello.

Christian sul set a 2 anni, accompagnava Vittorio mentre si girava il film “Stazione Termini“; seduto su di un vasetto perché gli scappava.. e accanto, a fingere di espletare la funzione, accucciato per compagnia, il protagonista Montgomery Clift. Fu un bambino intrattenuto da Charlie Chaplin che, per distrarlo, giocava con la sua bombetta. E ancora conserva il ricordo del papà seduto in salotto davanti alla tv con Roberto Rossellini. Guardavano Lello Bersani che narrava la notte degli Oscar. C’era, come candidato, un certo Nanni Loy. Vittorio chiese al collega: “Chi è questo Loy? Cosa ha fatto?”. E Rossellini rispondeva: “È un giovane, ha fatto quel film… Le quattro giornate di Napoli”. Fin quando il giornalista Bersani, con rammarico, annuncia l’Oscar assegnato a un altro film, con evidente soddisfazione dei due registi che si scatenano in pernacchie e gestacci contro il perdente.

De Sica, pane, amore e cinema

My WayParlami d’amore MariùAll the way e Se non avessi più te. Non è materiale per un vecchio giradischi, ma il repertorio di Christian. La sua passione per la musica vintage, nasce dai brani che suo padre gli faceva ascoltare. Vittorio De Sica aveva cinquant’anni quando l’ha avuto. “L’ho conosciuto che aveva già i capelli bianchi”, racconta l’attore. Il giorno del matrimonio con sua madre, l’attrice catalana Maria Mercader, è famoso l’aneddoto secondo cui la sposa chiese al consorte “Sei andato al bagno? Hai preso la supposta di glicerina?“.

Un papà attore per quarant’anni, e regista per trenta. Vittorio De Sica dietro la macchina da presa, con l’occhio strizzato puntato sul Neorealismo, combatteva con i produttori che dettavano condizioni, per essere libero nel girare i suoi film. Ma il sangue napoletano di papà De Sica, anche se nato a Sora così lo definiva, lo rese scanzonato, viveur dell’umorismo, gentiluomo, fino a guappo napoletano nella commedia. Umanità e garbo nel recitare. Alla voce “Marescia‘ “, nel cinema risponde solo lui: quel dongiovanni un po’ frivolo, tutto istinto e malizia, nella serie di “Pane e amore“. Immortale visione nella divisa da carabiniere, un po’ fatuo, e pittoresco seduttore. Come Christian, la sera che si presentò a casa Verdone per chiedere il permesso di poter frequentare Silvia. In velluto verde scuro, cravatta di Carlo Palazzi, e un fascio di rose enorme per la suocera. Con un discorso teatrale alla Romolo Valli, tra l’aulico e il commediante, disse: “..Quando c’è un forte sentimento l’età non conta..”. In un inchino, tutto suo padre, senza saperlo.

Christian, cuore di buro..

Lo stesso calore, esuberante e trascinatore, lo vediamo in suo figlio Christian. Che sembra l’opposto dei film del padre, dalla malinconia dilagante, e catalogabili in tutte le categorie della tristezza. Vittorio da regista, combatteva con i produttori che dettavano condizioni, per essere libero nel girare i suoi film. Coraggiosamente, perché è sempre un azzardo interpretare uno stato d’animo, e per proporre contenuti che non siano servili all’indulgenza della critica. Per girare “Ladri di biciclette” i produttori hollywoodiani, volevano protagonista Cary Grant. Vittorio a costo di rimetterci di tasca sua, voleva assolutamente un garagista romano che non aveva mai recitato in vita sua.

«Papà mi lasciò alla fame, ma poi i cinepanettoni mi hanno dato da mangiare». Per tutti Christian De Sica resta Don Buro da Ceprano. Era il 1984, quando fece da guida a liceali eccitati oltreoceano, con tutti i suoi San Crispino e Gerolamo nell’intercalare. Un clima da vacanza a stelle e strisce, creato dai fratelli Vanzina in ” Vacanze in America“. “Saremo puro burini ma beata l’agnoranza, se stai bene de mente, de core e de panza“. Parabole infarcite di ‘frusinate’, e “Burinismo” provinciale, la quintessenza del segreto del vivere bene, secondo la filosofia di Don Buro-De Sica. Questo Buro, nome indeclinabile, nessun santo d’appartenenza sul calendario, controllando il “documento d’identità in saccoccia“, sembrerebbe proprio Christian nella vita reale. Con quegli anni ’80 tra i capelli, alzati in un ciuffo ribelle. E la sua frizzante allegria. “Se ce vede fratello Saverino, gliè pija na paralisi“. Parola di Don Buro.

Federica De Candia. Seguici su MMI e Metropolitan Cinema!

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