Coez, tutte le strade riportano a Roma [Live report + Photogallery]

Coez live riparte da Roma per il suo nuovo tour “E’ sempre bello”, qui vi raccontiamo com’è andata

E’ sempre bello rivederci, Coez. Ne è passato di tempo dalla prima volta, quella che non si scorda mai, quando ci siamo visti all’Ex Dogana, in cui forse nemmeno tu pensavi sarebbe stato possibile arrivare a una data sold out. Da li in poi è stato tutto un uragano, un tour da un sacco di date, e ci siamo visti nei luoghi più disparati. In ogni parte d’Italia. Ricordi il Rock in Roma davanti a 35mila persone? E il Palalottomatica lo scorso anno? E adesso di nuovo qui, che ha un sapore diverso, perché tutto un po’ è cambiato. Palco nuovo, canzoni nuove, un membro nuovo della band. Ma i motivi per cui sei qui rimangono sempre gli stessi. Raccontare dal basso una storia lunga una vita, lunga dieci anni, di chi s’è fatto da solo e canta per chi c’è da sempre, per chi c’è da poco, per chi c’è per caso.

Coez al Palalottomatica
Coez Ph © Pasquale Colosimo

Silvano entra in scena arrivando proprio dal basso, letteralmente: entra attraverso una botola in fondo, e tra il fumo, la sua band, le luci, comincia la sua terza data a casa sua, tra le note di Mal di gola e Catene. “Tutto serve anche se ci ferisce”, recita così la seconda canzone in scaletta e racconta di quel viaggio (vedi qui la recensione del nuovo album) che è stato il successo che l’ha travolto, di quanto è stato difficile, dei problemi a livello fisico e psicologico, del mal di gola perenne e di quel casino da milioni di copie che ancora non lo fa star bene. Un viaggio anche nell’amore, quel vizietto che Coez non riesce a togliersi, come quello di pensare con le mani in Vai con Dio, in una Domenica coi piedi sul cruscotto, che pensare al mare, all’odore di salsedine, alla malinconia. Ma questo viaggio è fatto anche di bei ritorni: non mancano tappe come E invece no, tra il vizio dell’alcol del suo primo album Senza Mani, e Forever Alone di Non erano fiori. Cercando di far sentire a casa sia i suoi fan più datati, sia quelli arrivati solo dopo l’exploit di Faccio un casino.

Con E’ sempre bello, Coez rivoluziona il palcoscenico, costruito su due livelli, grandi schermi alle spalle dei suoi fedeli compagni di viaggio, dove scorrono i visual che accompagnano le canzoni. Soprattutto video e slogan che Coez ha deciso di utilizzare per la sua campagna silente per il suo nuovo album. D’impatto.

Coez al Palalottomatica
Coez Ph © Pasquale Colosimo

Il suo viaggio non si ferma alla musica, e alla sua storia. Silvano decide di dire la sua e proietta sul palco del Palalottomatica un video che mostra i volontari in azione sulla Open Arms, la Ong che opera nel Mediterraneo per salvare vite umane “Ho pensato che era il momento buono per dire come la penso davanti a tante persone” dice il cantante sul palco. Nessuna polemica, una sola frase che al giorno d’oggi sembra così rara, eppure così ovvia. “Salvare vite umane significa fare del bene”, e non può e non deve essere questione politica.

In un viaggio non conta la meta, conta il percorso. Ma le due ore no stop di concerto giungono al termine e nonostante nessuno avesse voglia di smettere di cantare, la mezzanotte doveva scoccare per tutti. La strada è mia chiude questo viaggio, che scivola via, ed è epilogo azzeccato di un viaggio sempre bello, su cui Coez ha scommesso tutto, all in. Gioie e dolori. Salute e malattia. E nemmeno stavolta ha perso la scommessa. Si congeda a Roma urlando “Torno presto”, e noi rimaniamo qua ad aspettarlo, ancora una volta.

Photogallery a cura di Pasquale Colosimo

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