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CoffeeNSupes: “L’uomo d’acciaio”, preservare la vita a quale costo?

Benvenute e benvenuti su CoffeeNSupes, la rubrica sui supereroi da leggere in pausa caffè!

Tazzina alla mano, vi accompagnerò in un viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta dei film sui supereroi. Ci spingeremo nelle profondità della psicologia, filosofia, sociologia, mitologia e narrativa nascoste tra le righe degli affascinanti eroi e villain moderni.

In questo appuntamento parleremo de L’uomo d’acciaio diretto nel 2013 da Zack Snyder, reboot della serie cinematografica dedicata a Superman e primo film del DC Extended Universe. Ma prima, rewind: nelle puntate precedenti abbiamo introdotto il concetto di eroe dalla Grecia antica ai giorni nostri, abbiamo analizzato la simbologia di Superman e indagato sul motivo per cui il mondo ne ha bisogno. Ora zuccherate i caffè e allacciate i mantelli…

Nerds, assemble!

L’uomo d’acciaio: figlio di due mondi

Nel 2006 avevamo avuto un tentativo di proseguimento della saga cinematografica dedicata a Superman iniziata con il film del 1978. Il supereroe diretto da Bryan Singer ed interpretato da Brandon Routh non ha però soddisfatto i fan e a qualche anno di distanza ecco che Zack Snyder propone un reboot. La storia del suo Superman non ha niente a che fare con i precedenti film, tranne ovviamente il fatto di essere ispirata ai fumetti della DC Comics. Ogni volta che si tratta di Zack Snyder il pubblico si divide a metà, c’è chi lo ama e chi lo odia. Ma forse per quanto si possa trovare un regista più o meno affine ai propri gusti ciò che veramente importa in alcuni casi è analizzare il film in sé, la struttura narrativa, la costruzione dei personaggi e la coerenza.

L’uomo d’acciaio è figlio di due mondi, quello dei fumetti e quello del cinema. Snyder, con l’aiuto del Superman interpretato da Henry Cavill, ha portato sullo schermo un essere quasi divino che non dimentica la sua provenienza ma neppure il media in cui si muove. Un buon compromesso che può rischiare di lasciare gli appassionati lettori dei suoi fumetti non soddisfatti ma che a livello di struttura narrativa riesce a rimanere coerente e a non far risultare banali o addirittura ridicoli alcuni punti di trama e personaggi.

Henry Cavill è Superman - Photo Credits: Coccinema
Henry Cavill è Superman – Photo Credits: Coccinema

Personaggi verosimili e coerenti

Una delle cose più importanti quando si tratta di opere di fantasia, soprattutto nel caso di generi fantastici e di fantascienza, è che i personaggi siano verosimili. Ovvero che agiscano in maniera coerente per la propria caratterizzazione e il luogo e gli eventi nei quali si trovano. L’uomo d’acciaio di Snyder ci regala una Lois Lane che esce (in parte) dalla macchietta di damigella in pericolo. Amy Adams riesce ad interpretare una reporter determinata, curiosa e coraggiosa ma allo stesso tempo romantica e idealista. Una donna che è forte ed indipendente ma che non cade nel cliché della “dura” stereotipata che di questi tempi si alterna esageratamente a quello della debole damigella in pericolo.

L’antagonista, il generale Zod, vuole terraformare il pianeta Terra in modo da renderlo abitabile per i superstiti del pianeta Krypton. L’obiettivo del villain è simile a quello che aveva Lex Luthor nel film del 2006. Mentre però nella precedente pellicola banalizzava enormemente la caratterizzazione di Luthor, qui aggiunge importanza morale e profondità sia a Superman che allo stesso Zod. Il supereroe, infatti, si trova combattuto tra il dover scegliere di far sopravvivere gli abitanti della Terra oppure salvare dall’estinzione i superstiti del proprio pianeta d’origine. Questa “scelta di Sophie” priva Superman della sua immagine di essere superiore disinteressato che agisce unicamente in virtù del bene supremo, ma allo stesso tempo rafforza il personaggio rendendolo più umano.

Amy Adams interpreta Lois Lane nel film "L'uomo d'acciaio" - Photo Credits: Quello che gli altri non vedono
Amy Adams interpreta Lois Lane nel film “L’uomo d’acciaio” – Photo Credits: Quello che gli altri non vedono

Zod vs Lex Luthor: quale villain funziona di più?

Perché come antagonista Zod funziona più del Lex Luthor del 2006 se l’obiettivo è simile? Per rispondere a questa domanda dobbiamo avere ben presente l’eroe della storia. Kal-El, un alieno che per i terrestri è “quasi un dio”, dotato di forza e resistenza inimmaginabile, di vista a raggi X, in grado di volare e sopravvivere nello spazio. È vero, ha un tallone d’Achille nella vulnerabilità alla kryptonite, ma in generale è un eroe che difficilmente in uno scenario verosimile può essere messo in ginocchio da un terrestre qualunque. Tenendo a mente la caratterizzazione dell’eroe passiamo a quella dell’antagonista. Lex Luthor vuole terraformare la Terra usando la kryptonite per creare nuovi continenti da vendere al miglior offerente e in questo modo arricchirsi. Per quanto possa usare il minerale verde per indebolire Superman, Luthor resterà sempre un terrestre con manie di superiorità che si mette contro un essere semidivino.

Il generale Zod è dello stesso pianeta di Kal-El, è “un suo pari”, un essere semidivino proprio come l’eroe. Già questo fattore sposta il conflitto tra i due su un piano ben più alto, senza considerare che è stato proprio Zod ad uccidere Jor-El, il padre del supereroe. Ciò che più funziona del villain è però il motivo dietro il suo fine: preservare la sopravvivenza della propria specie. Un obiettivo ben diverso da quello di Lex Luthor. Zod ci fornisce infatti uno spunto per una riflessione etica: il generale è davvero cattivo? Come Jor-El stesso spiega al figlio, sul pianeta Krypton alla nascita ogni bambino viene programmato per ricoprire un ruolo nella società. Quello di Zod è proteggere gli abitanti del pianeta ad ogni costo. Analizzando il personaggio da questo punto di vista, possiamo ancora considerarlo un cattivo alla stregua di Luthor?

Michael Shannon interpreta il generale Zod ne "L'uomo d'acciaio" - Photo Credits: Cinematographe
Michael Shannon interpreta il generale Zod ne “L’uomo d’acciaio” – Photo Credits: Cinematographe

Zod vs Kal-El: proteggere la vita, ma a quale costo?

Avremmo potuto costruire un nuovo Krypton in questo squallore, ma tu hai preferito gli umani a noi. Io esisto solo per proteggere Krypton, è questo l’unico scopo per cui sono stato messo al mondo. E ogni azione che io eseguo, non importante quanto violenta o crudele sia, è per il bene supremo del mio popolo.” Questa frase che pronuncia Zod a Kal-El ci riporta alla mente il famoso fine che giustifica i mezzi di Machiavelli. Zod considera bene supremo assicurare la sopravvivenza del proprio popolo in via di estinzione. E per farlo è pronto a macchiarsi le mani, ad eliminare ogni forma di vita (considerata per di più “inferiore” viste le abilità dei Kryptoniani). Non ha limiti perché porseli in quella situazione di vita o morte significherebbe non solo fallire la propria missione ma anche essere il responsabile dell’estinzione dei Kryptoniani.

Analizzando Zod non possiamo che chiederci dove risieda il confine tra giusto e sbagliato, dove sia quel punto di non ritorno che una volta superato non giustifica più il fine. Potrebbe essere la vita? Ma scegliere la vita dei terrestri, di un pianeta non suo, significherebbe la morte dei propri simili. Ed è esattamente questa la sfida che si ritrova ad affrontare Kal-El. L’obiettivo di eroe ed antagonista è lo stesso: proteggere la vita, ma a quale costo?

Un frame del film "L'uomo d'acciaio" - Photo Credits: The Arts Desk
Un frame del film “L’uomo d’acciaio” – Photo Credits: The Arts Desk

Continua a seguire la rubrica CoffeeNSupes per ripercorrere insieme tutti i film sui supereroi. Ti aspetto venerdì prossimo con un nuovo appuntamento!

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Rubrica a cura di Eleonora Chionni

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