Fino a gennaio 2020 sono in mostra al Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli (TO) alcune realizzazioni ispirate alla opere presenti nella Collezione Cerruti.

Nel maggio 2019 è stata aperta al pubblico a Rivoli (TO) Villa Cerruti, un tempo appartenuta all’imprenditore Francesco Federico Cerruti (Genova, 1922 – Torino, 2015), titolare della Legatoria Industriale Torinese. Era anche un grande appassionato d’arte tanto che la Collezione Cerruti vanta più di 300 opere di epoche diverse, dal Medioevo al contemporaneo, oltre a numerosissimi libri antichi e arredi di pregio.

Renoir, Modigliani, Klee, Boccioni, De Chirico, Balla, Magritte, Warhol: questi alcuni degli artisti presenti nella Collezione Cerruti che il Museo d’Arte Contemporanea, nel 2017, ha ottenuto in gestione tramite un accordo con gli eredi dell’imprenditore. Così Villa Cerruti è divenuto una sorta di “dependance” d’arte del Museo.

Da Maggio 2019 le sale del Museo, all’interno del Castello di Rivoli ospitano opere di artisti contemporanei, ispirate alle opere della Collezione nella mostra “Da parte degli artisti: dalla casa al museo, dal museo alla casa. Omaggi alle opere della Collezione Cerruti“. Attualmente è visitabile il terzo “capitolo” di questa mostra.

Omaggio alla Collezione Cerruti - Giulio Paolini
Giulio Paolini – “L’arte e lo spazio. Quattro illustrazioni per uno scritto di Martin Heidegger” (3), 1983

Le opere in mostra

All’interno della collezione del Museo d’Arte Contemporanea del Castello di Rivoli (TO) al primo piano, fino al 5 gennaio 2020 sono esposte alcune opere ispirate alla Collezione Cerruti. Nella prima sala possiamo ammirare le prime opere: tre leporelli (pubblicazioni cartacee pieghevoli) realizzate dall’artista armeno-egiziana Anna Boghiguian; un’opera video dell’indiano Nalini Malani ispirata a “I capricci” di Goya. Nella stessa sala ecco 7 foto-collage del newyorkese Seth Price (foto1) che rappresentano un’evoluzione delle superfici dalla pelle alla carta alla pellicola; infine il giovane britannico Ed Atkins (foto2) con la sua intepretazione grottesca della collezione come autoritratto indiretto.

La visita prosegue nelle sale successive. Troviamo due opere di Alex Cecchetti a stretto contatto: la prima (foto3a) cuce insieme alcuni disegni di erbe e piante dipinte presso Villa Cerruti; dietro (foto3b) scopriamo un mobile-collezione con 60 disegni erotici, per creare un contrappunto tra le due opere.
Poi un piccolo libretto di preghiere ebraiche e giudaiche (foto 4) che l’artista newyorkese Michael Rakowitz ha fatto rilegare presso la Legatoria Industriale dopo che la legatura originale era andata distrutta, a rappresentare il superamento dei traumi della guerra e della distruzione.

Successivamente ecco alcune fotografie di Elisa Sighicelli, in mostra fino al 19 gennaio 2020 (foto 5). Rappresentano gli interni di Villa Cerruti, durante e dopo alcuni lavori di restauro, in un onirico gioco di luci, ombre e velature.
La parigina Camille Henrot ci mostra (foto 6) una sorta di casa-salvadanaio con inseriti alcuni strumenti quotidiani ed elementi ispirati a “Oiseau sur une branche” di Picasso.

Un’intera sala è dedicata all’opera del cinese Liu Ding (foto 7a-b), una sala delle Orchidee con opere ispirate a oggetti presenti a Villa Cerruti e simboli legati alla Legatoria Industriale.
A chiudere troviamo l’opera di Giulio Paolini (foto 8), ispirato al saggio L’arte e lo spazio del filosofo Martin Heidegger.

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