Attenzione! Seguono spoiler sul film “Civil War” di Alex Garland.

L’America di Civil War è un Paese dilaniato dalla guerra civile, diviso in fazioni che si contendono il potere. Quattro giornalisti viaggiano da New York a Washington per catturare le immagini crude, violente, strazianti dello scontro. A metà del viaggio, una fonte rivela loro che le forze ribelli del Texas e della California stanno per attaccare la capitale e giustiziare il presidente. Giunti a Washington, i giornalisti si trovano nel mezzo di una battaglia campale tra le forze in campo, che culmina con la violazione del perimetro di sicurezza della Casa Bianca. Una scena finale epica, coinvolgente: il carro armato che ne sfonda il cancello principale, la limousine presidenziale trivellata di colpi, gli interni della residenza vuoti e invasi da una squadra di militari senza scrupoli. Ma come è stata realizzata la sequenza della battaglia finale alla Casa Bianca per Civil War?

Come è stata realizzata la battaglia alla Casa Bianca: scenografia e location

Come è stata realizzata la battaglia alla Casa Bianca - Photocredits: web
Still dalla sequenza della battaglia finale a Washington in Civil War

Girato in ordine cronologico, Civil War rappresenta la produzione più costosa di A24. Uno stile immersivo, fluido, veritiero, più vicino ai filmati moderni di scenari di guerra che alla fotografia virtuosa delle precedenti opere di Garland (Ex Machina e Annihilation).

La battaglia finale a Washington è stata la base di partenza dell’intero processo creativo del film, già in fase di sceneggiatura. La sequenza è stata filmata in Georgia con veri veicoli militari: carri armati, elicotteri, Humwee e una limousine presidenziale (poi fatta a pezzi). Gli effetti visivi sono stati utilizzati esclusivamente per ampliare il set e “illuminare” gli spari. L’ultimo segmento dello scontro, invece, si svolge all’interno della Casa Bianca, dove il Presidente spera di negoziare la sua resa. Per realizzare la scena, la produzione si è servita della replica presente negli studi cinematografici di Tyler Perry, ad Atlanta. «Abbiamo usato l’esterno, le due stanze al piano superiore, la stanza di Dolley Madison e la sala stampa», ha rivelato Caty Maxey, scenografa del film. Mentre per le scene girate nei corridoi e nello studio ovale, Maxey ha preferito allestire un set separato nelle vicinanze al fine di ricostruire questi ambienti da zero, ampliando i corridoi (per dare agli attori e agli operatori più spazio durante i combattimenti) e modificando gli arredi per renderli più affini al mondo distopico narrato nel film.

L’assedio alla Casa Bianca è coreografato da Ray Mendoza, ex militare Navy Seal arruolato come consulente militare per il film. Mendoza è stato molto scrupoloso nell’assicurarsi che tutto, dai costumi ai combattimenti, dal linguaggio alla metodologia d’azione, fosse più realistico e accurato possibile. Infatti, si ha la sensazione di assistere ad una vera operazione di assassinio, come in un videogioco sparatutto.

Come è stata realizzata la battaglia alla Casa Bianca: la colonna sonora e il sound design

Ancor più delle immagini, è il lavoro sul sonoro che rende l’intera sequenza della battaglia finale un’esperienza intensa, immersiva e destabilizzante.

I compositori Geoff Barrow e Ben Salisbury hanno scelto di non drammatizzare la scena con la musica, utilizzando solo una chitarra acustica-elettrica per creare nello spettatore un senso di “falsa sicurezza” prima di scatenare il caos uditivo della battaglia. Una colonna sonora minimalista che crea un netto contrasto con le immagini di guerra. «Avremmo potuto esagerare, drammatizzare e rendere le cose emotivamente cariche, ma per me questo è un film freddo ed è a questo che si è arrivati», spiega Salisbury.

Così, ci si è affidati al sound designer Glenn Freemantle, collaboratore di lunga data di Garland. Freemantle ha amplificato ogni suono, dal rombo degli elicotteri (a cui ha aggiunto il rumore del trapano dei dentisti e i cicli delle lavatrici) agli spari sordi e secchi (registrati in studi di registrazione completamente vuoti), sfruttando il Dolby Atmos per avvolgere lo spettatore nel fragore della guerra. L’obiettivo era quello di ricreare il caos e la confusione di un vero conflitto; il risultato è un’esperienza sonora caotica e opprimente, che immerge lo spettatore nella brutalità dello scontro. Un’esperienza viscerale che ha contribuito a rendere Civil War un film potente e disturbante.

Tuttavia, anche nell’assordante conclusione, il fuoco del film rimane sul gruppo di giornalisti, su Jessee e Lee Smith, sulle loro fredde macchine fotografiche, sul loro viaggio interiore da una parte all’altra di un Paese dilaniato dall’orrore della guerra.

Di Sebastiano Pistritto

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