Il conflitto in Medio Oriente e tutte le conseguenze associate a esso, come è emerso in più occasioni, sta generando i suoi effetti. Una delle ripercussioni che seppur indirettamente stanno influenzando tantissimi Paesi è proprio l’aumento dei prezzi del carburante. Per far fronte a queste problematiche vengono vagliate limitazioni o soluzioni affinché l’instabilità influisca il meno possibile. È il caso della compagnia aerea scandinava SAS che ha annunciato la cancellazione di circa 1.000 voli a causa dell’impennata dei prezzi del carburante.

La compagnia SAS costretta a cancellare voli, il prezzo del carburante è troppo alto

L’amministratore delegato Anko van der Werff ha dichiarato al quotidiano Dagens Industri: «Il prezzo del carburante per aerei è raddoppiato in dieci giorni. Anche se cerchiamo di assorbire gli aumenti dei costi il più possibile, si tratta di uno shock che colpisce direttamente il settore aereo». La compagnia SAS, inoltre, è stata una delle prime ad annunciare un aumento delle tariffe. Le ragioni ovviamente sono da ricondurre al tentativo di compensare l’aumento del prezzo del carburante. Una misura che andrà a riguardare «almeno un migliaio» di voli. Nonostante ciò, la compagnia afferma di riuscire a mantenere un impatto limitato. Difatti, SAS opera circa 800 voli al giorno. Pertanto quelli cancellati ad aprile, seppur numerosi, restano contenuti.

I voli cancellati a marzo, come riportato su Euronews, erano tendenzialmente collegamenti interni in Norvegia. Solo pochi di questi ultimi hanno interessato Svezia e Danimarca. «Considerata la situazione in corso in Medio Oriente, compreso il brusco e improvviso aumento dei prezzi globali del carburante, stiamo adottando misure per rafforzare la nostra resilienza». Vi è da tener conto che da quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, un barile di petrolio Brent ha raggiunto il valore assoluto di circa 100 dollari. Poi, Teheran in risposta ha colpito diversi impianti petroliferi in alcuni Paesi del Golfo. Una delle ragioni principali è poi da ricondurre al blocco dello Stretto di Hormuz, il passaggio da cui transita un quinto del petrolio mondiale.

La compagnia SAS, tuttavia, non è stata l’unica ad aumentare la tariffa dei voli o a sospenderne altri. Hanno seguito lo stesso andamento anche Air France-KLM, Cathay Pacific, Air India e Qantas. L’attuale situazione, secondo alcuni esperti, potrebbe rimanere stabile per mesi anche qualora il conflitto dovesse rallentare.

Stefania Cirillo