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Conad-Auchan, scioperano i dipendenti dei 4 iper dell’isola

Conad-Auchan, nuova mobilitazione per i 738 lavoratori, previsti sit-in a Cagliari, Olbia e Sassari

Sono 738 i lavoratori Auchan che oggi non lavoreranno per lo sciopero nazionale di 24 ore promosso dai sindacati. I sindacati sono impegnati nella vertenza per il trasferimento dei punti vendita a Conad in tutta Italia.

Sono infatti 6100 a livello nazionale i lavoratori che potrebbero perdere il lavoro, di cui 3000 circa ricollocabili con Conad. Nell’isola sono invece 369 i dipendenti Auchan che difendono il loro posto di lavoro.

Nel frattempo la Regione Sardegna ha convocato Cgil, Cisl e Uil il 9 gennaio all’assessorato regionale del Lavoro per discutere della vertenza Auchan-Conad e cercare di scongiurare il licenziamento di circa il 50% degli oltre 700 lavoratori che operano nei quattro ipermercati dell’Isola.

Conad-Auchan
Auchan Olbia

Conad-Auchan, quali sono i peoblemi maggiori


Il primo problema riguarda gli oltre 6 mila lavoratori considerati in esubero. Attualmente l’incidenza del costo del lavoro sul fatturato è del 18%, mentre il loro benchmark di riferimento è al 12%. Questa è la prima causa degli esuberi.

La seconda motivazione deriva dalla riduzione delle superfici di vendita. Gli ipermercati Auchan hanno infatti una dimensione media di 10-12 mila metri quadrati. I format Conad arrivano massimo a 4 mila metri quadrati. Attuare una riduzione di questo genere vuol dire tagliare il personale anche del 50%.

Ci sono poi altri lavoratori sempre a rischio di cui si è parlato di meno, sono quelli dei depositi logistici. Degli 11 depositi logistici Conad intende salvarne solo 2, Chiari e Grantorto.

Un’altra problematica è quella della sovrapposizione.

Il limite della copertura territoriale è del 25%, ma con il passaggio dei punti vendita ex Auchan e Sma a Conad, ci sono zone in cui questa percentuale va ben oltre il limite: basti pensare che a Napoli si arriva ad una copertura di mercato intorno all’80%, a Cagliari al 75%, ad Olbia tra il 75 e l’80% e addirittura a Roma si arriva al 90-100%.

Un modo per risolvere questo problema sarebbe la cessione dei punti vendita a terze parti. 31 i punti vendita per cui dovrebbe già esistere una trattativa, di altri 84 non si conosce invece il possibile futuro.

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