La Sezione 26 del Tribunale Rivoluzionario di Teheran ha confermato la condanna a un anno di reclusione nei confronti del regista iraniano Jafar Panahi. Respingendo così il ricorso presentato dalla difesa. La decisione è stata resa nota da alcuni media iraniani mentre l’avvocato Mostafa Nili l’ha comunicata durante una conferenza stampa. Una pagina di cronaca che stringe un nodo soffocante tra libertà d’espressione artistica e leggi punitive.

La sentenza

«In base alla sentenza di primo grado, Jafar Panahi è stato condannato a un anno di reclusione effettiva con l’accusa di attività di propaganda contro il sistema della Repubblica islamica dell’Iran. Per lui sono stati inoltre disposti il divieto di espatrio per due anni e il divieto di aderire a gruppi e formazioni politiche e sociali», ha precisato il legale.

Tra le ragioni della condanna del cineasta, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes, figura la realizzazione di un film «clandestino e problematico contro l’establishment». Ci sarebbe anche il sostegno ai prigionieri politici e per motivi di sicurezza e il sostegno alle proteste popolari contro il governo e allo sostegno allo slogan «Donna, vita, libertà». Il regista avrebbe anche affisso la firma e incentivato la diffusione di un comunicato sullo sciopero dei camionisti.

Tra le ragioni ha avuto rilievo la sua «rappresentazione fosca» della situazione del Paese. E così la ripubblicazione di un videoclip in cui viene cantato in coro l’inno «Ey Iran». Un inno in segno di protesta contro l’emanazione e l’esecuzione delle condanne a morte. L’avvocato di Panahi ha precisato che la sentenza può essere impugnata entro venti giorni dalla notifica davanti alla Corte d’appello della provincia di Teheran.

Dalla Palma d’oro al carcere

La sentenza di primo grado contro Panahi è stata emessa in contumacia l’anno scorso, mentre il regista si trovava all’estero per la promozione di Un semplice incidente. Il film ha vinto la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2025 ed è stata candidata all’Oscar per il miglior film internazionale in rappresentanza della Francia.

Il noto regista iraniano, nonostante la condanna, è rientrato in Iran il 30 marzo dopo avere partecipato alla cerimonia degli Oscar, nonostante il protrarsi della guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e il governo iraniano dall’altra. Nel 2022-2023 Panahi ha trascorso 86 giorni nel carcere di Evin con l’accusa di «propaganda contro il sistema». È stato liberato dopo uno sciopero della fame e l’accoglimento della sua richiesta di appello. Questo ha portato all’annullamento delle accuse iniziali.

Sul passato periodo di prigionia il regista racconta. «Non avrei mai potuto realizzare questo film se non fossi stato arrestato. Sono rimasto in carcere per sette mesi, ho ascoltato tante voci, tante storie. Il film racconta un’esperienza comune, tutti noi abbiamo subito interrogatori con gli occhi bendati» aveva detto Panahi a Cannes. Il protagonista di Un semplice incidente è un uomo che per caso si imbatte nel suo torturatore in carcere. Non lo ha mai visto perché i detenuti erano bendati ma grazie a questo riconosce il rumore del suo passo zoppo. Preso da rabbia lo rapisce per ucciderlo ma il dubbio lo assale. E perciò chiede a altre e altri che hanno subito da quell’uomo le stesse torture di riconoscerlo. Il loro incontro diventa un viaggio alla ricerca di risposte.