Nella giornata di ieri, i presidenti della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda hanno firmato a Washington un accordo di pace, mediato dagli Stati Uniti e dal Qatar. Già a giugno, i due Paesi avevano provato a raggiungere una tregua attraverso i rispettivi ministri degli Esteri, ma i combattimenti erano continuati. Anche la nuova intesa, piuttosto vacillante, difficilmente porterà alla reale fine della guerra, che va avanti da anni.
Il conflitto tra Congo e Ruanda è apparentemente irrisolvibile
Nonostante la fragilità dei patti, Donald Trump ha sfruttato l’occasione per mostrarsi ancora una volta come un leader mondiale in grado di risolvere i conflitti, sempre nella speranza di vincere il premio Nobel per la Pace. Le tensioni tra le due nazioni proseguono da decenni e, stando alle immagini di ieri, non sembrano essere prossime a una risoluzione. Durante la cerimonia, infatti, i due presidenti non si sono quasi mai guardati, e non si sono stretti la mano.
A destare perplessità circa la durata dell’accordo, è soprattutto il mancato coinvolgimento nelle trattative dei rappresentanti del gruppo paramilitare M23, che da anni combatte contro l’esercito congolese e che, da gennaio controlla diverse zone del Paese. La Repubblica Democratica del Congo ha accusato il Ruanda di aver inviato i propri militari per appoggiare i miliziani, ma il governo avversario ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento.
Federica Checchia





