La Repubblica Democratica del Congo e il Ruanda, attraverso i rispettivi ministri degli Esteri, hanno firmato un documento nel quale i due Paesi s’impegnano a rispettare la reciproca sovranità per raggiungere un accordo di pace entro il 2 maggio. L’intesa è stata raggiunta a Washington, negli Stati Uniti, alla presenza di Marco Rubio, segretario di Stato degli USA.

Non sono ancora noti i dettagli dell’incontro, e cosa prevederà il documento definitivo, né in che misura influenzerà il destino delle due nazioni. Nel pre-accordo di venerdì, tuttavia, ci sono varie clausole per investimenti e sfruttamenti minerari che riguardano entrambi i Paesi e gli stessi Stati Uniti.

Pace tra Congo e Ruanda: l’incognita M23

Ago della bilancia in questa situazione sarà anche la milizia M23. In quesi ultimi mesi, l’organizzazione militare ha espugnato molte città congolesi, spingendo migliaia di civili a scappare, abbandonando le proprie abitazioni. Nei vari attacchi, più di settemila persone hanno perso la vita. Il gruppo paramilitare attivo nella Repubblica Democratica del Congo è sostenuto da sempre dal Ruanda, per motivi che riguardano l’economia e il genocidio del 1994.

Il suo nome riprende gli accordi di pace firmati il 23 marzo del 2009 tra l’allora governo di Joseph Kabila e il Congresso nazionale per la difesa del popolo (Cndp), un gruppo armato che aveva guidato una lunga offensiva per il controllo della regione del Kivu, perdendo. Le Nazioni Unite hanno paragonato il controllo della milizia sulle città conquistate a quello di un apparato statale; gli ufficiali approvano permessi e raccolgono imposte, controllano l’area e le miniere, dove i minatori sostengono a fatica condizioni di lavoro durissime. Sembra che da tali attività l’M23 abbia guadagnato, solo nel 2024, ottocentomila dollari al mese soprattutto esportando illegalmente le ricchezze congolesi in Ruanda.

Federica Checchia

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