Cronaca

Coronavirus, una storia d’amore lunga una quarantena

Durante la puntata di LIVE – Non è la D’Urso, andata in onda su Canale 5 Domenica 22 Marzo, la nota giornalista partenopea ha rivolto una serie di domande al Dott. Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta, circa l’impatto psicologico causato dall’emergenza COVID-19.

Come il coronavirus agisce sul nostro stato psicofisico?

ll consiglio sembra essere chiaro: imparare dai bambini. I bambini, come ricordato da Morelli, inconsciamente mettono in atto dei meccanismi importantissimi capaci di tenere sempre attiva la loro parte sognante.

Coronavirus, una storia d’amore lunga una quarantena
Raffaele Morelli – Photo Credits: www.zoomscuola.it

In questi giorni di quarantena sembra quindi necessario riscoprire l’immaginazione, la fantasia e cercare di evadere quanto più possibile dal pensiero del virus il quale indebolisce il sistema immunitario aumentando il cortisolo che, a sua volta, aumenta l’insulina. In che modo evadere dunque?

Secondo il parere dello psichiatra la vera chiave di evasione si trova nella riscoperta delle attività manuali. Cucinare, scrivere, fare giardinaggio, ballare e, perché no, pulire sembrano pertanto essere un vero toccasana per le nostre giornate. In un momento tanto delicato appare sempre più necessario ritagliare i propri spazi e dedicarsi ai propri interessi e alle proprie passioni facendo emergere il bambino che è in noi. La creatività appare dunque essere il solo vero farmaco per la mente.

Chissà se, alla fine di tutto, questa triste storia non segni davvero l’inizio di una nuova e lunga storia d’amore con quel fanciullo di cui Pascoli parlava, sicuramente ben lontano dal superuomo dannunziano nel quale molti di noi si sono trasformati durante la rincorsa costante al progresso ed al consumismo di massa.

Accendiamo lo stereo e cantiamo a squarciagola senza curarci troppo dei nostri uditori. Sorprendiamoci per la bellezza di un fiore, per il profumo buono del pane fatto in casa, per il sapore del basilico, per il sole che riflette sulle nostre finestre, per i colori che si mischiano sulle nostre mani dopo aver pitturato una tela. Mettiamo quel vestito rosso che abbiamo riposto nell’armadio da tempo e ammiriamoci allo specchio forse con qualche ruga in più ma pur sempre con lo stesso sorriso. Ascoltiamoci dentro e prendiamoci cura del bambino che è in noi senza pensare troppo agli errori fatti in passato ma alle meravigliose cose che costruirà nel proprio futuro ancora tutto da scrivere.

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