Calcio

Coppa della Liberazione: quando il calcio tornò a volare dopo la guerra

Oggi è la Festa della Liberazione, ricorrenza fondamentale per celebrare la liberazione del nostro paese dal Nazifascismo. Il 25 aprile del 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamava l’insurrezione generale in tutto il territorio nazionale contro l’occupazione nazifascista. Diventò, ben presto, una data simbolica, segno di lotta patriottica e della fine di una devastante guerra, durata ben cinque anni. I campionati del 1943-44 e del 44-45, a causa degli avvenimenti, non si erano giocati e l’intero movimento calcistico italiano risultava profondamente dilaniato. Tuttavia, nel 1944, con la Coppa della Liberazione, il calcio provava a riprendersi dopo la guerra.

I tornei durante la Seconda Guerra Mondiale

L’impossibilità di svolgere correttamente un torneo regolare lungo tutto l’arco del territorio, costrinse la Serie A a fermarsi. Il calcio, tuttavia, non voleva arrendersi e così continuarono a disputarsi molti tornei locali, alcuni riconosciuti anche a livello ufficiale. Campionato Alta Italia ( l’unico, con alcune dispute, riconosciuto come manifestazione ufficiale), Campionato romano di guerra, Coppa della Liberazione, furono tantissimi i tornei giocati. In particolare, abbiamo deciso di concentrarci su quest’ultima, tentando di ricostruirne alcune storie e particolarità.

Ovviamente, la nostra scelta non è stata puramente casuale. La Coppa della Liberazione fu disputata nel 1944 in Campania, regione da pochi mesi liberata dagli alleati. Il torneo anticipava di un anno, quello che sarebbe successivamente avvenuto: la liberazione, la voglia di riprendere a vivere e tornare ad inseguire i propri sogni. Un paese martoriato dalla guerra, che voleva riprendere a correre, lavorare, giocare e divertirsi. Il calcio ha, da sempre, stimolato questo forte senso di identità e in quel momento storico significò una ventata d’aria fresca per tutta la regione. Il sud tornava a riempirsi di speranze e dopo mille difficoltà ,provava lentamente a riprendere la vita di tutti i giorni.

La Coppa della Liberazione

L’idea di organizzare questa coppa fu di Mario Argento, personalità rilevante nel mondo del calcio di quel periodo. Calciatore, arbitro, dirigente e giornalista, ricoprì praticamente ogni incarico esistente, sempre attivo nel mondo del pallone. Trascorse l’intera carriera da giocatore in diverse società di Napoli, per poi passare ad arbitrare. Questa personalità, indiscutibilmente eclettica, divenne, ben presto, un soggetto di spicco, venendo insignito del titolo di “pionere del calcio italiano”. Probabilmente, proprio dall’amore per la città partenopea, nacque l’idea di organizzare questo torneo, a cui parteciparono ben tredici squadre del Sud Italia.

Napoli, Salernitana, Bagnolese, Torrese, Puteolana e Cavese sono soltanto alcuni dei club che, tra Serie B e C, parteciparono alla competizione. La formula del torneo prevedeva l’organizzazione di tre gironi eliminatori, con le vincenti e la migliore seconda che accedevano alla fase finale. Il Napoli era sicuramente la squadra più conosciuta e forte nel torneo, tanto da decidere di ritirarsi dallo stesso per il divario tecnico con le altre squadre partecipanti. Fu, dunque, la Torrese, seconda classificata, a superare il turno, venendo promossa al posto dei partenopei, raggiungendo Salernitana, Internaples e Ilva Bagnolese in finale.

Curiosità sul torneo

Alla fine, fu proprio la Salernitana a spuntarla, con quattro vittorie, un pareggio e una sola sconfitta. Il torneo ristorò sicuramente una regione messa in crisi dalla guerra, senza però essere riconosciuto ufficialmente dalla Federazione. Condusse, tuttavia, a cambiamenti importanti, specialmente per la Salernitana. I granata del Sud, dominarono il torneo, mettendo le basi per la crescita successiva. Nel 1947-48 la Salernitana partecipò, grazie alla promozione ottenuta, al campionato di Serie A, unica partecipazione al massimo campionato insieme a quella del 1998-99. La Salernitana poteva contare, in quel periodo, su un gruppo di ottima qualità, guidato da Carmine Iacovazzo, centrocampista, che detiene ancora il record di presenze totali con il club.

In questa occasione, inoltre, la Salernitana abbandonò definitivamente il bianco-celeste, per sposare i colori granata. Un altro risultato importante fu conseguito dalla Torrese, squadra rivelazione del torneo. L’attuale Associazione Sportiva Dilettantistica Unione Sportiva Savoia 1908, per aver mantenuto in vita il club durante la guerra e grazie all’ottimo torneo disputato, ebbe un importante premio dalla Federazione: la promozione in Serie B.

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