Cronaca

Coppie binazionali separate dal Covid-19, l’appello di “Love is not tourism”

Love Hands People: Fonte: Pixabay

Il  movimento “Love is not tourism” focalizza l’attenzione su coppie binazionali non coniugate separate dal Coronavirus. L’emergenza pandemica negli scorsi mesi ha messo a dura prova le relazioni affettive e sentimentali. Il lungo lockdown nazionale e mondiale ha diviso coppie, famiglie e affetti di qualunque tipo. Se da un lato molti italiani ora possano esultare per essersi ricongiunti con i loro cari, ancora molti sono quelli che soffrono la distanza, separati da confini ancora impossibili da valicare. 

Il movimento “Love is Not Tourism

Moltissime sono, ad oggi, le relazioni che stanno proseguendo a distanza, senza possibilità di ricongiungimento.  “Love is not tourism” vuole far emergere queste realtà, fortemente presenti ma poco ascoltate. Attualmente gli spostamenti da e per Paesi dell’Area Shengen non sono consentiti a coppie la cui unione non è riconosciuta dalla Legge. Si tratta dei cosiddetti “Non congiunti” che appunto, non essendo sposati, non hanno giustificazioni valide per viaggiare. Il termine “Congiunti” ha fatto ampiamente discutere anche durante il periodo di lockdown, suscitando molte e legittime perplessità. Perché una relazione al di fuori di una cerimonia ufficiale dovrebbe avere un valore inferiore rispetto ad una coronata da un matrimonio? E perché un caro amico non può essere ritenuto un affetto stabile quanto un consanguineo? Queste domande hanno lasciato spesso alla libera interpretazione, con la sola certezza che la legge italiana non fosse pronta a considerare queste piccole ma importanti sfaccettature.

Il periodo d’emergenza ha costretto tutti ad accettare responsabilmente le norme di sicurezza, anche a costo di rinunciare momentaneamente agli abbracci e al calore degli affetti, ma dopo mesi di lontananza c’è chi ancora attende di incontrare i propri cari senza poter più aspettare. E la Legge non può più sorvolare su una realtà che necessita di un aiuto concreto. E’ triste pensare che, per esempio, molte donne in stato di gravidanza non possano tornare dal proprio compagno dopo tanti mesi lontani.

Iannozzi: “Una relazione stabile non può essere equiparata ad una vacanza

Il portavoce del movimento Andrea Iannozzi precisa “La scelta di chiudere le frontiere per contrastare l’emergenza sanitaria è stata, ed è tuttora, comprensibile e necessaria. E’ stato di vitale importanza porre un freno al turismo per proteggere i nostri cari e noi stessi. Ma l’amore non è turismo e una relazione stabile non può essere equiparata ad una vacanza. L’Italia ha avuto un ruolo deciso nel guidare gli altri Paesi durante il periodo emergenziale e ha preso importanti provvedimenti applicando rigide restrizioni. Esse però non hanno gravato solo sulle imprese, ma anche anche sulle famiglie e sulle coppie separate dai confini di Shengen. 

Dichiara Iannozzi “In un mondo in cui la globalizzazione è totale e le coppie con partner non coniugati di diversa nazionalità sono sempre più numerose, il diritto di ricongiungerci ci viene negato nonostante gli Articoli 2 (2) e 3 (2) (b) della Direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio. Eppure, le nostre relazioni non valgono di meno di quelle delle coppie sposate o di quelle certificate da un documento che ne attesti l’unione civile. L’amore dovrebbe essere considerato un motivo essenziale per viaggiare e consentire ai cittadini non UE di entrare nell’Unione insieme a tutti gli altri viaggiatori essenziali consentiti“.

La richiesta al Governo italiano

Il movimento chiede al Governo di elaborare provvedimenti ad hoc, che favoriscano il ricongiungimento di queste coppie, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. Nel dettaglio si chiede “Che il ricongiungimento tra partner non sposati venga considerato una ragione essenziale per l’ingresso da paesi terzi, quindi vista l’Ordinanza del Ministro della Salute 28 marzo 2020, di concerto con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Ordinanza del 22 marzo 2020 adottata congiuntamente dal Ministro della Salute e dal Ministro dell’Interno e del Dpcm 22 marzo 2020, che il cittadino non comunitario esibisca un certificato attestante la negatività al Covid-19 mediante un test effettuato non oltre le 72 ore antecedenti al viaggio oppure, in caso di impossibilità ad ottenere il suddetto test, si sottoponga a quarantena per un periodo di 14 giorni“.

I Paesi europei che hanno aderito al modello danese

I leader internazionali si stanno mobilitando per accogliere le richieste del movimento.  La Danimarca è stato il primo Paese a consentire a coloro con fidanzati/fidanzate a lungo termine in Danimarca l’ingresso, a condizione che abbiano effettuato un tampone, negativo, a meno di 3 giorni dall’arrivo. I governi dunque di Danimarca (27 giugno), Austria (9 luglio), Norvegia (10 luglio), Olanda (17 luglio) hanno permesso alle coppie aderenti a “Love is not tourism” di essere esenti dal divieto di ingresso. La lista si sta ampliando e anche l’Italia deve poter prendere parte all’iniziativa.

Come firmare petizione

Sono stati lanciati gli hashtag #loveisnottourism e #loveisessencial sui social network per divulgare il più possibile questo triste fenomeno, del quale solo i diretti interessati ne conoscono e ne soffrono l’esistenza. Chiunque può aderire al movimento, consultando il sito web e firmando la petizione italiana rivolta al Presidente del Consiglio e al Governo. Anche semplicemente condividere l’iniziativa sarebbe un buon ausilio per dar voce a chi ha bisogno di essere ascoltato.

Tweet di Love is not tourism-Italia

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