Coronavirus, Milano rischia di tornare ad essere zona rossa

In Lombardia, nello specifico a Milano, il numero di contagi da Coronavirus cresce giorno dopo giorno esponenzialmente. Si sta quindi pensando ad una serie di soluzioni da attuare, prima fra tutte un ennesimo lockdown.

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“Oggi Milano è come Lodi a inizio marzo”

Il direttore generale Welfare, Marco Trivelli, crede che, al momento, sia possibile che Milano diventi zona rossa. Infatti, il direttore ha specificato: “Per i numeri che ci sono adesso, il tipo di urbanizzazione e altri fenomeni semplici da comprendere è da guardare con grandissima attenzione e quindi non è da escludere nessuna misura. Ieri, in Lombardia sono stati registrati 4.125 casi: la metà in provincia di Milano, nel capoluogo, invece, ben 917. Così, come Trivelli, anche il responsabile di Epidemiologia dell’Ats Giampiero Russo crede che un’ennesima quarantena possa essere una soluzione: Magari un paio di settimane, proseguendo con altre chiusure a fisarmonica. Questo è inevitabile con un Rt arrivato a 2,35. Oggi Milano è come Lodi a inizio marzo.

La riapertura dei reparti Covid negli ospedali

Il numero di ricoveri continua a crescere rapidamente: ieri ne sono stati segnalati 174, e a questi se ne sono aggiunti 22 in terapia intensiva, portando il totale a 156. Pertanto, è stata superata la soglia che era stata fissata per la riapertura dell’ospedale di emergenza in Fiera, che, infatti, da oggi sarà attivo. In più, anche uno dei due “palloni” nelle tensostrutture – allestite grazie alla raccolta fondi avviata da Chiara Ferragni e Fedez – del San Raffaele è pronto ad accogliere nuovi pazienti.

Il nuovo sistema per tracciare i positivi al Coronavirus

Intanto, Ats ha evidenziato un altro problema: non è in grado di tracciare tutti i positivi per mezzo delle classiche interviste. Il direttore sanitario della suddetta Agenzia di Tutela della Salute, Vittorio Demicheli, ha così dichiarato: “Per questo da ieri abbiamo lanciato un nuovo sistema: le persone positive ricevono un sms con un link che rimanda a un questionario in cui si registra la propria condizione e tutti i sintomi. Il sistema lo collegherà al medico di base che così potrà capire le situazioni più a rischio da monitorare in modo più rapido e stringente”. Parliamo, in sintesi, di una sorta di auto-tracciamento. Inoltre, Demicheli sostiene che credere che si possa arrestare l’ascesa della curva dei contagi semplicemente aumentando il numero dei tamponi sia “un’illusione”.

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