Cronaca

Coronavirus, scoperta una nuova rara complicanza neurologica

In Italia continuano ad aumentare i nuovi contagi che hanno ormai sfiorato le 1.000 unità: non accadeva dallo scorso maggio. A preoccupare è soprattutto il balzo dei contagi tra i giovani: infatti, l’età media dei nuovi contagiati è scesa attorno ai 30 anni anche se i casi registrati sono meno gravi e spesso asintomatici. I ricercatori hanno anche scoperto una nuova complicanza neurologica che colpisce le persone contagiate dal coronavirus: si tratta della cosiddetta Miastenia gravis.

Coronavirus, nuova complicanza neurologica

A dare notizia pubblicamente della nuova scoperta sono stati quattro ricercatori: Diego Centonze, responsabile dell’Unità di Neurologia dell’Irccs Neuromed di Pozzilli, Domenico Restivo dell’Unità di Neurologia dell’ospedale Garibaldi di Catania, Rosario Marchese-Ragona dell’università di Padova e Alessandro Alesina dell’università di Catania.

Pare che esista una nuova complicanza neurologica collegata al coronavirus che comporterebbe nei paziente infetti un senso di affaticamento e debolezza muscolare. I casi studio che hanno fatto avanzare le ipotesi sono tre pazienti ricoverati tra gli ospedali di Padova e Catania.

L’hanno chiamata Miastenia gravis e si tratta di una “patologia autoimmune piuttosto rara – ha spiegato Restivo – nella quale l’organismo crea anticorpi che vanno a colpire la giunzione neuromuscolare, il punto di contatto dove i segnali elettrici dei neuroni vengono trasmessi alle fibre muscolari. Il risultato è un difetto nella trasmissione nervosa, con conseguente debolezza a carico di uno o più gruppi di muscoli“. Dunque i sintomi tipici riscontrati nei pazienti erano appunto debolezza e affaticamento muscolare.

Gli esperti hanno comunque ricordato che al momento non si conoscono molti dettagli su questa nuova complicanza. Tuttavia è necessario ricordare che “l’infezione da Covid-19 non si limita a colpire l’apparato respiratorio – ha concluso lo specialista – ma può interessare diversi apparati del nostro organismo. Conoscere a fondo le complicazioni, anche neurologiche, potrà così aiutare i clinici ad affrontare meglio la patologia nelle sue varie manifestazioni”.

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