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Coronavirus: il via ai test sierologici, a Tribiano paga il titolare

In vista delle numerose riaperture che probabilmente arriveranno a breve e dopo la decisione del Governo Conte con il decreto tanto atteso del 13 aprile, molti titolari delle loro aziende si stanno muovendo in maniera autonoma, per tutelare i propri dipendenti. Come? Semplicemente attuando dei test sierologici su tutti i lavoratori, ed e’ successo proprio a Tribiano, un comune di circa 4500 abitati in provincia di Milano.

Il titolare dell’azienda che ha dato il via ai test sierologici

Un’azienda di Tribiano ha deciso di screenare in questo senso i propri dipendenti, sostenendo i costi dei test (60 euro a persona) che, ieri, un medico ha eseguito direttamente nella sede della società. Un esperimento pionieristico che potrebbe forse aprire la strada a iniziative analoghe, dentro e fuori il territorio, nell’ottica di una mappatura epidemiologica più ampia. L’idea è nata da Paolo Ferraresi, titolare della Niinivirta Spa, azienda di trasporti con base operativa a Tribiano, e Paolo Collivadino, ortopedico che in tempi di covid19 ha deciso di ritagliarsi una nuova dimensione.

Attraverso una società farmaceutica, il medico si è procurato 500 kit per l’esecuzione dei test sierologici del covid-19 e ora propone il servizio agli interessati. Alla Niinivirta si sono sottoposti allo screening Ferraresi, la moglie e altre 41 persone tra autisti, amministrativi e personale di magazzino. Tutti negativi tranne uno, “che è risultato positivo, cioè potenzialmente contagiato. E’ stato messo in isolamento, in attesa che il risultato venga confermato dal tampone”, spiega Collivadin

Come funziona?

«Il test può essere di due tipi – prosegue -: un prelievo di sangue da inviare in laboratorio, oppure, come quello eseguito a Tribiano, una micro-puntura su un polpastrello, per isolare una gocciolina di sangue che viene poi aspirata con una pipetta e mescolata ad un reagente. In questo modo l’esito è immediato, bastano pochi minuti. In presenza di anticorpi IgM positivi, il soggetto è un potenziale contagiato e va dunque messo in isolamento; gli IgM negativi indicano che non si è venuti a contatto col virus, oppure che la patologia è in una fase così iniziale da non poter ancora essere rilevata. Poi ci sono gli IgG, che compaiono dopo l’infezione e dunque segnalano una sorta di immunità al virus. Il test ha un buon livello di attendibilità”. Il modello che si è voluto replicare nell’azienda del Sud Milano è, nel piccolo, quello di Robbio Lomellina, 6mila abitanti.

“Credo che sia doveroso, per un imprenditore, investire anche nella salute dei dipendenti. Ne sono ancor più convinto, alla luce dei risultati del test”, dice Ferraresi. Nella comunità scientifica non c’è ancora un orientamento univoco sulla validità di queste analisi, tant’è che il Ministero della Salute ha indicato il tampone naso-faringeo come strumento principe per la diagnosi del virus.

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