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Cosa cambia tra l’IVG e l’aborto terapeutico

Usando il termine “aborto” per descrivere l’interruzione di gravidanza in modo indiscriminato, si corre il rischio di generalizzare delle pratiche che hanno delle differenze sostanziali. Lasciando da parte l’Aborto Spontaneo, che non dipende né dalla volontà e né dalla scelta della donna, è importante distinguere tra Interruzione Volontaria di Gravidanza e Aborto Terapeutico.

Aborto – Photo Credits MYA Network

L’Interruzione Volontaria di Gravidanza sostenuta dalla ricerca di MYA Network

L’IVG può essere praticata entro i primi novanta giorni di gestazione, così come indicato dalla legge 194. È una decisione, nonché una scelta, che la donna può decidere di prendere per motivazioni che riguardano lei solamente. In questo arco di tempo, il feto non è formato e secondo uno studio di MYA Network, fino alla decima settimana non si troverebbe nemmeno in fase embrionale.

Pulendo il campione dal sangue, tutto ciò che rimane è del “tessuto”: si tratta della sacca gestionale. Questa contiene delle cellule che hanno il potenziale per diventare un feto, ma in questa fase non c’è un embrione visibile. Alcuni potranno obiettare che si sente il battito del cuore, ma non è proprio così: come spiega MYA, “non c’è “cuore” a 6 settimane di gravidanza, ma ci sono cellule che si uniranno per formare il cuore e quelle cellule già “battono“. Quello che viene interpretato come un battito cardiaco, quindi, non è altro che l’attività delle cellule che si stanno unendo.

Aborto Terapeutico: una scelta obbligata

L’Aborto Terapeutico è una situazione diversa dall’IVG, per pratica e per motivazioni. Anche questo è regolato dalla legge 194, la quale afferma che è possibile praticarlo dopo lo scadere dei 90 giorni solo in casi particolari: quando la gravidanza o il parto mettono in pericolo la vita della donna; quando sono presenti patologie, anomalie o malformazioni nel nascituro che metterebbero in pericolo la salute fisica o psichica della donna.

Le immagini forti, solitamente diffuse dalle associazioni pro-vita, provengono da qui, una pratica medica utilizzata in casi particolari per mantenere intatta la salute della donna.

Martina Cordella

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