Oltre 150 milioni globali, 1,6 milioni nel territorio italiano — in un periodo in cui la gente è in vacanza e la maggior parte dei cinema sono i ferie — non stiamo dando i numeri, sono gli incassi di Weapons, il nuovo film di Zach Cregger. Con un budget dichiarato di 38 milioni di dollari, l’horror è il “caso” cinematografico dell’estate e si candida a esserlo dell’intero anno.
Il paragone con “Longlegs”
Weapons non è un caso isolato; nella scorsa stagione cinematografica un altro horror dalla struttura simile a quella del film di Cregger ha fatto parlare di sé per i clamorosi risultati al botteghino: 127 milioni globali, con 1,7 milioni incassati in Italia, stiamo parlando di Longlegs di Oz Perkins, che con Weapons non condivide soltanto il successo di pubblico e critica, ma anche il meccanismo cinematografico. Entrambi i film “sviano” lo spettatore, convinto per metà di essere dentro un classico thriller di indagine e successivamente trasportato in una favola nera con stilemi classici dell’orrore (tra stregoneria e possessioni demoniache).
I blockbuster faticano
In un’estate in cui sia I Marvel Studios che la DC hanno faticato con i propri film di punta — rispettivamente I fantastici 4: Gli inizi e Superman — con il primo che a stento arriverà a 500 milioni (le prospettive sperate erano ben altre) e con il secondo che ha superato da poco i 600 milioni di dollari (a differenza de I fantastici 4 è un risultato più positivo considerando le recenti batoste che ha subito la DC, ma comunque non straordinario), è l’horror — e soprattutto di qualità — a dimostrarsi reale trend setter di una tendenza che, secondo il sottoscritto, prenderà sempre più piede. Saranno sempre meno i blockbuster dai sterminati budget, e se anche un nome come Tom Cruise e un brand consolidato come quello di Mission: Impossible deve accontentarsi di un incasso globale di meno di 600 milioni, confrontato a un budget di produzione stimato sui 400 milioni di dollari, le case di produzione devono andare incontro a degli incassi che difficilmente possono almeno raddoppiare gli impellenti costi produttivi.
La strategia produttiva di “Weapons”
In un mercato in cui la vita cinematografica di un film non è più limitata alla sala, e la finestra in cui la pellicola resta al cinema è sempre più corta per rifugiarsi nello streaming e nel digitale, è — ancora una volta — il cinema horror a battere un colpo, lo ha fatto con gli incredibili risultati di Longlegs nella scorsa stagione (budget di produzione del film di Perkins che ricordiamo non superano i 10 milioni) e adesso con quelli sorprendenti di Weapons. Con una campagna pubblicitaria focalizzata sul mistero e sul nascondere più che sul mostrare — entrambe le opere sono state annunciate con dei criptici trailer — sia la Neon Rated (distributore americano di Longlegs) che la Warner Bros. (che grazie a Weapons è tornata a respirare dopo le recenti delusioni) hanno visto i risultati di una studiata strategia produttiva che potrebbe (e dovrebbe) fare scuola.
Saverio Lunare
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