I caregiver familiari in Italia sono sette milioni di persone. Di queste, la maggior parte sono donne fra i 45 e i 64 anni. Si tratta di una categoria di persone invisibili, coloro che si prendono cura volontariamente e gratuitamente di un parente (o due, nel caso dei genitori), non autosufficiente, disabile, o anziano. Perché si tratta di persone che devono rinunciare alla loro vita lavorativa, famigliare e personale per assistere a tempo pieno altri affetti, rinunciando così di conseguenza anche alle Festività.

Caregiver, la categoria invisibile (anche sotto le Feste)

La figura del caregiver trova molto faticoso distinguere il suo ruolo di “accompagnatore” dalla propria identità. E a farne le spese sono subito i bisogni, i desideri e le ambizioni, senza considerare gli spazi personali. Aspetti che diventano ancora più rilevanti a Natale, il periodo per eccellenza che coinvolge maggiormente a livello emotivo in primis, ma soprattutto pratico. Organizzare la vita (medica, ma anche con una routine ferrea) dei malati diventa difficile con le tante occasioni di incontro festive.

Il tutto genera sui caregiver un impatto emotivo importante. E per questo entra in gioco la figura del counselor. Come spiega Maria Cristina Falaschi, presidente di Reico, associazione professionale di counseling, “Spesso ci troviamo davanti a soggetti che hanno messo da parte la loro vita professionale e personale per garantire il caregiving in modo stabile e continuativo. A loro serve un supporto emotivo, uno spazio dove poter elaborare una scelta, spesso obbligata, che li vede sacrificarsi per il bene di qualcun altro. E nella maggior parte dei casi, si tratta di donne che rinunciando alla realizzazione del sé professionale, si trovano a indebolire la loro posizione sociale e quella economica”.

E spiega come “Le feste possono accentuare il senso di isolamento per chi è assistito ma anche per chi assiste, rendendo il contributo del caregiver ancora più delicato. Non è semplice includere l’assistito nelle occasioni di festa: i bisogni speciali della persona assistita restano gli stessi, a prescindere dalle festività. E questo mal si concilia, in questi giorni di festa, con i bisogni dei caregiver di vivere i tradizionali momenti di svago conviviale, altrettanto leciti. E dunque si tratta di trovare soluzioni che siano rispettose dei bisogni degli uni e degli altri, questo non è scontato”. 

Marianna Soru