Difficile credere che sia stato coniato un termine per qualsiasi evento o situazione, vero? Effettivamente è corretto, ma è esente dagli esempi il termine phubbing. Questo termine, che deriva dalla fusione di phone e snubbing (cioè ignorare), è nato per descrivere quella situazione in cui veniamo ignorati platealmente dal nostro interlocutore a causa dello smartphone. Una conversazione in cui, di fatto, ci sentiamo (e siamo) il terzo incomodo. Ma è davvero una pratica tanto diffusa da essere considerata addirittura un fattore che può mettere in crisi delle coppie?
Cos’è il phubbing: è solo disinteresse o c’è dell’altro?
Anche se il termine phubbing è stato coniato già anni prima, ha raggiunto un grado di utilizzo particolarmente elevato con la diffusione dei cellulari. Ad oggi possiamo incorrere in qualche variazione del vocabolo in base all’interlocutore che abbiamo davanti. È certo, però, che il significato resti invariato. Nell’esatto momento in cui veniamo ignorati visivamente o verbalmente a causa dell’attenzione che viene indirizzata unicamente allo smartphone: ecco, questo è il phubbing. E le sensazioni che ne scaturiscono sono tutt’altro che positive. Non solo sentiamo di non avere il controllo della situazione, ma ci sentiamo anche fuori luogo nel voler proseguire la conversazione. Eppure, cosa succede dall’altro lato? Cosa spinge l’altra persona a credere di poter ignorare noi a favore del cellulare?
È molto probabile che la persona che ha scelto di ignorarci non l’abbia fatto con l’intento di ferirci o sminuirci, ma a causa di un uso problematico dei dispositivi elettronici. Pare, infatti, che vi sia una stretta correlazione tra un uso improprio degli smartphone e la probabilità che una persona scelga di adoperarli durante una conversazione. Spesso non si parla di distrazione o disinteresse, bensì una fuga fulminea dalla conversazione in atto.
Qual è il nesso con le relazioni romantiche?
Da un lato possiamo sorvolare sul conoscente che, improvvisamente, sceglie di prestare attenzione allo smartphone piuttosto che a noi. Tuttavia, diventa più complicato se chi attua il phubbing è proprio il nostro o la nostra partner. È importante ribadire che la pratica di ignorare chi ci sta di fronte a favore del cellulare non è intesa come occasionale, ma sistematica. Si tratta, quindi, di un’azione ripetuta più volte nel tempo, in circostanze o momenti diversi; o, ancora, indipendentemente dalla conversazione in corso.
Se notiamo che il nostro partner presta attenzione al suo dispositivo perché è in attesa di una chiamata importante, ma in altre occasioni riesce a chiacchierare senza intoppi, possiamo escludere il problema. Viene invece percepito come estremamente dannoso quando questo diventa un meccanismo di evasione o disinteresse. In una coppia, quello che dall’esterno può apparire come un gesto innocente, se praticato con regolarità può iniziare a danneggiare l’emotività o la fiducia stessa. In questo modo il cellulare, da strumento, diventa protagonista del malcontento.
È possibile lavorare attivamente su questo problema?
La risposta breve è: sì. Quella lunga resta affermativa, ma richiede indubbiamente del tempo. Come si deduce dalle problematicità riportare sopra, il phubbing non è un’azione fine a sé stessa, bensì uno strumento volto ad altro. Non ricerchiamo il dispositivo perché ne abbiamo sinceramente bisogno. Lo ricerchiamo perché crediamo di averne costantemente bisogno. È importante, quindi, lavorare sui meccanismi alla base del gesto, specie quando ci rendiamo conto che l’azione non è mai casuale.
Anche se non esiste una correlazione diretta che dimostri che il phubbing causi delle crisi di coppia, è possibile che questo vada ad accentuare problematicità preesistenti. A prescindere da ciò, una cosa è certa: indipendentemente dall’interlocutore, ignorare chi abbiamo davanti a favore del cellulare non è mai gradevole. È importante, quindi, lavorare affinché sia possibile correggere un gesto che, nel tempo, può rivelarsi dannoso.
Stefania Cirillo





