La crisi del gas russo e la volontà di smarcarsi da una dipendenza cronica stanno spingendo molti paesi europei a ritornare al carbone. Tra di essi c’è anche l’Italia con la possibilità di rallentare la riconversione delle centrali a carbone preesistenti. Questo ritorno ai combustibili fossili comporta però grossi rischì come un impatto ambientale dannoso

Carbone, il ritorno al combustibile fossile in Europa e in Italia

Germania, Francia e Inghilterra in vista della crisi energetica causata dal conflitto in Ucraina e per chiudere con la dipendenza dal gas russo stanno cercano fonti energetiche alternative. Ecco perchè si sta virando verso il ritorno ai combustibili fossili come il carbone. Una scelta che sta prendendo anche l’Italia con il presidente Draghi che aveva parlato di “riapertura delle centrali a carbone”. A far gli eco anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco per il quale “potrebbe essere necessario discostarsi, temporaneamente, dal sentiero di decarbonizzazione intrapreso, ad esempio rallentando la dismissione delle centrali a carbone”.

Una decisione presa anche per far fronte alla domanda di energia elettrica prima del 2030, anno in cui L‘Europa progetta di far cessare l’importazione di gas dalla Russia. Una scelta che comporterebbe la riattivazione delle sette centrali a carbone nel nostro paese destinate allo spegnimento e alla riconversione in vista della transizione energetica. Un fatto che ci garantirebbe di produrre circa il 15% del nostro fabbisogno energetico. Una quota rilevante però non sufficiente a fermare la dipendenza di gas da Mosca.

Il prezzo dell’uso dei combustibili fossili tra impatto e ambientali e prezzi in salita

Uno dei problemi principali del carbone che è un elemento fortemente inquinante. Le centrali a carbone in Germania rilasciano nell’atmosfera circa 256 milioni di tonnellate di CO2. Sono invece 87 milioni nel Regno Unito e 39 in Italia. Il nostro paese insieme ad altri membri della Cop 26 si era impegnata a Glasgow a ridurre ed eliminare l’uso dei combustibili fossili. Poi la guerra e la virata dell’Europa per garantirsi energia limando la dipendenza russa. Dipendenza che però è evidente anche nell’importazione di carbone.

La Russia è il più grande fornitore europeo di questo materiale con il 70% dell’importazione europea e 36 milioni di tonnellate fornite. “Produttori e commercianti riferiscono che gli acquirenti stanno già iniziando ad allontanarsi dal carbone russo sia nel mercato atlantico che in quello del Pacifico. E la minaccia di una domanda aggiuntiva e della mancanza di offerta disponibile sta muovendo il mercato. I prezzi del carbone sia in Europa che nel Pacifico hanno registrato enormi balzi”. È quanto ha ammesso recentemente Rystad Energy, società leader mondiale per l’analisi dell’industria petrolifera e del gas. Un rialzo che potrebbe non avere limiti in caso di sanzioni contro il carbone russo o se si verificasse un’interruzione fisica dei trasporti portuali e fluviali russi.

Stefano Delle Cave

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