Cristiano De Andrè, una vita tormentata la sua, a causa soprattutto dei difficili rapporti con i familiari più stretti. Con il padre, con la madre, ultimamente anche con la figlia Francesca De Andrè: starlette dei social, dei salotti televisivi e dei servizi hot. Una vita segnata sin dalla nascita dal confronto impossibile con Fabrizio. Per Cristiano, forse, il peso di quel cognome è sempre stato troppo opprimente.. è sul contrasto col padre Fabrizio, appunto, che si è giocata molto la battaglia per l’identità personale di Cristiano.
Cristiano De André figlio di Fabrizio De André e della sua prima moglie, Enrica “Puny” Rignon, nasce a Genova il 29 dicembre 1962. Gli viene dato il secondo nome del padre, un segno del destino. Cresce respirando musica, in mezzo alla processione di artisti e cantanti che vengono a trovare Faber e che collaborano con lui. Studia in un istituto religioso genovese, e poi frequenta il conservatorio.Impara a suonare la chitarra, il violino e altri strumenti, e nei primi anni 80 fonda un gruppo musicale, i Tempi duri, con Carlo Facchini, Loby Primazzoni e Marco Bisotto. Dopo un album, Chiamali Tempi Duri, la band si scioglie; ma nel 1985 Cristiano sbarca a Sanremo, piazzandosi quarto tra i giovani con Bella più di me, canzone scritta da Roberto Ferri. Vince anche il premio della critica e due anni dopo esce il suo primo album, l’eponimo Cristiano De André. Tra tutti i brani ne spicca uno, Briciola di pane, dedicato alla prima figlia Fabrizia.
Papà Fabrizio non vuole che faccia il musicista, sogna per lui un futuro da medico. Niente da fare. Negli ultimi mesi, quando è ridotto in fin di vita dalla malattia, decide di non vederlo. “Non voleva mostrarsi debole ai miei occhi”, dirà Cristiano. Che litiga anche con la mamma Puny. Motivo? La relazione della donna con il suo migliore amico, Marco, di una decina d’anni più grande di lui e di una ventina più piccolo di Enrica Rignon.
Le parole di Cristiano De André sul padre Fabrizio e la madre Enrica Rignon

“Gli facevo scherzi che lo facevano incazzare. E non sopportava che a Risiko! vincessi sempre. Si imbestialiva, spaccava le bottiglie di birra, urlava: ‘Ti ammazzo’. È arrivato persino a rubare i carrarmatini. Mio padre non accettava di perdere, in generale”. De André senior, del resto, non voleva che il figlio lo seguisse sul palco e lo vedeva già nei panni di un medico.
“Avrebbe voluto che studiassi veterinaria. Aveva aperto un’azienda agricola in Sardegna e gli serviva qualcuno che facesse partorire le vacche”.
Nel 1998 Fabrizio si ammala e muore a 4 mesi dalla diagnosi. Nell’ultimo periodo, però, decise di non vedere il figlio.
“Da genitore non voleva mostrarsi debole. Nelle canzoni scriveva della sua fragilità ma, nella vita, non accettava di farla vedere. […] Faceva parte di quella generazione che non riusciva a dire ti voglio bene. In faccia non me l’ha mai detto. Solo dopo ho scoperto che l’affetto che provava per me lo raccontava ai suoi amici”.
Al ricordo della madre si lega quello di un’infanzia turbolenta.
“Una presenza costante e anche inquietante, per via del suo bisogno di prendere amore più che di darlo. Mi madre era una vittimista cronica. All’inizio per problemi al cuore: soffriva di pericardite. Poi, perché non riusciva ad accettare la fine del matrimonio. Era un senso di colpa vagante, una nuvola di disperazione. Tentò il suicidio due volte. Avevo 11, 12 anni quando successe”.
Altro trauma del giovane Cristiano è stato il rapporto d’amore tra la madre e il suo migliore amico.
“Era più grande di me di una decina di anni. A un certo punto cominciai a trovarmelo sempre per casa. Finché, un giorno, mia madre disse: ‘Marco e io stiamo insieme’. Sono esploso. […] Proprio con il mio migliore amico doveva mettersi? Comunque, col tempo, ho perdonato”.





