Novità sugli schermi di Netflix, Cursed è un telefilm basato sull’omonimo romanzo illustrato di Frank Miller e Tom Wheeler, a sua volta ispirato al ciclo arturiano. La prima stagione, composta da dieci puntate da cinquanta minuti l’una circa, è già completamente disponibile sulla piattaforma.
Citando dalla rivista Deadline, il telefilm è una “reinterpretazione della leggenda arturiana narrata attraverso gli occhi di Nimue (Katherine Langford), una giovane eroina con un misterioso potere che è destinata a diventare la potente Dama del Lago. In seguito alla morte della madre, troverà un inaspettato alleato in Artù (Devon Terrell), un giovane mercenario, nella sua quest per trovare Merlino (Gustaf Skarsgard) e consegnargli l’antica spada. Durante il viaggio, Nimue diventerà simbolo di coraggio e ribellione contro i terrificanti Paladini Rossi e il loro complice Re Uther.” Incontrando anche Morgana (Shalom Brune-Franklin) e il misterioso segugio dei Paladini, il Monaco Piangente (Daniel Sherman).
Dopo aver visto tutta la serie, ecco le considerazioni finali. Attenzione, da qui in avanti è possibile la presenza di spoiler!

Cursed, un’occasione mancata
Interessanti sono il Monaco Piangente e il piccolo Scoiattolo, che nella puntata finale si riveleranno essere nomi ben conosciuti nel ciclo arturiano. La loro interpretazione e la caratterizzazione data ai loro personaggi sono le uniche valide tra una Nimue naïve, un Artù superficiale e un Merlino che sembra un incrocio tra Jack Sparrow e Floki. La protagonista è fiacca e l’attrice mono-espressiva. Non è in grado di sorreggere la trama, in ogni caso anch’essa piuttosto debole, e di certo non diventa quell’eroina che possa far acclamare la serie per il “girl power”. L’accoppiata Nimue–Langford ha ben poco di power.
Questo telefilm cerca di vendersi come young adult, e qui ci riesce forse nella parte più superficiale e stravista del genere, e uno juvenile fantasy, iniziando con un accenno di schema di Propp e facendoselo presto sfuggire di mano tra battute banali e comportamenti qui troppo adolescenziali, lì terribilmente poco verosimili. Manca la struttura della fiaba, fondamentale per questo genere, con il pilastro dell’arco di trasformazione del personaggio pressoché inesistente.
Gli effetti speciali hanno ben poco di speciale. Si notano terribilmente i green screen, gli animali finti, e tutta una serie di effetti magici che in altre produzioni mostrano come poter far sembrare reali. Cursed oscilla tra “fuori dal tempo” dove tutto è permesso e l’aspirazione di creare un prodotto fedele, seppur rivisitato, al ciclo arturiano inserendo quei rimandi storici che invece fanno crollare la costruzione già bucata della trama.

Il più grosso sbaglio? Le citazioni storiche.
Non parliamo di come abbiano strappato e ricucito la materia di Britannia. Già è stato fatto in passato e non è sbagliato in sé voler adattare storie semi-mitologiche passate al presente, tuttavia si deve decidere come farlo. Ambientando le vicende in un mondo parallelo, dove non importano le incoerenze storiche ma non ci sono neppure rimandi reali. Oppure far muovere i personaggi nella storia ed in tal caso restare coerente a quel tempo relativamente a fatti storici, presenze etniche, architettura. Il problema non è il colore della pelle di Artù e Morgana. Anzi, sarebbe potuto essere spunto per andare oltre, ma il tutto deve essere contestualizzato. Se si tratta del ciclo arturiano ambientato in un luogo e tempo non specificato tutto è concesso, tutto è benvenuto. Ma nel momento in cui si iniziano a fare citazioni e rimandi storici allora si deve essere coerenti con quel tempo e quel luogo.
Il ciclo arturiano è ambientato tra la fine del 400 d.C. e l’inizio del 600 d.C., a seconda della figura storica con la quale si vuole far coincidere quell’Artù che è famoso per aver combattuto nell’invasione dei popoli Anglosassoni avvenuta nel V secolo. Nel telefilm come minaccia inseriscono i Vichinghi, che toccano territorio inglese non prima del 789. Citano la città di Bisanzio, che a partire dal 330 d.C. si chiama Costantinopoli. Rimandano al basso medioevo con castelli ed armature che non si vedono prima dell’anno 1000-1200. Merlino parla di come abbia conosciuto l’ormai morto Carlo Magno, morto nel 814 d.C. Trattano del tema delle streghe, della loro quasi persecuzione, ma storicamente la prima uccisione con l’accusa di stregoneria non avviene prima del XI secolo, e la caccia alle streghe vera solo nel XIV.

Un telefilm dalle ottime carte sprecate
Per concludere, Cursed è un’occasione mancata. Un’occasione persa di presentare un prodotto sulla materia di Britannia dal punto di vista di un personaggio mai considerato e su cui si hanno poche informazioni. Un’occasione persa per trattare tematiche sociali attuali in chiave fantasy e arrivare ad un pubblico di giovani per farli ragionare. Peccato, perché sarebbe potuto essere un ottimo telefilm sia per chi è cresciuto a mitologia e Nebbie di Avalon, che per chi è nuovo alla materia. Peccato.
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