Si parla di uomini, si parla di colonialismo francese e si parla di uomini-cane. E intanto l’archetipo del “cuore di cane” vive. La recensione di Cynocephales – La banda dei mastini.
Amo Michail Bulgakov e consiglio a tutti la lettura del racconto Cuore di cane. Aldilà di tutte le interpretazioni socio-politiche di quest’opera satirico-morale, la storia narra della trasformazione di un cane in uomo. Cynocephales, se si scruta bene e con cura, parla di questo. Il cane, dalle pitture rupestri di 8000 anni fa all’Odissea, dall’epica alla letteratura, ci accompagna come archetipo. Un archetipo non solo narrativo.
Cynocephales e il mito del selvaggio
Cynocephales è ambientato in Francia tra ‘800 e ‘900. Con poche battute che ci immergono nella storia scopriamo che il governo francese ha da sempre utilizzato i membri di questo gruppo umano per i lavori sporchi. E subito veniamo a conoscenza delle tensioni interne al gruppo dei “faccia da cane”, costretti a un esilio che più che di protezione odora di prigione, e alle prese con la questione di chi sia “più cane” degli altri. Questi personaggi dall’aspetto ferale e dai sensi sviluppati, sono rappresentati secondo i dettami del “selvaggio”. Il gusto dell’esotico prevale e loro sono i “selvaggi” per antonomasia: appaiono con le sembianze e le usanze di amerindi delle pianure.
Gli autori, in un’ottica del de Martino che studia il profondo sud italiano, avrebbero potuto scegliere di far emergere figure appartenenti al folklore francese, ma decidono diversamente. Ed ecco che i nostri cynocephales sembrano più degli irochesi: asce, totem, folti capelli lunghi raccolti in trecce, ecc.
E dopo aver fatto proprio con consapevolezza il mito del buon selvaggio, ci mostrano la sua corruzione: il colonialismo. Il governo vuole che questi “irochesi francesi” siano i cani da caccia alle prese con gli “indigeni” dei territori occupati. Evidente gioco degli specchi.
Cynocephales: la mitologia delle teste di cane
Cynocephales è un’opera che si iscrive all’interno di un percorso storico molto più lungo. Il mito dei “testa di cane”, i cinocefali, è antico: un mito che si ammanta di divino e di mostruoso. Abbiamo Anubi, il traghettatore di anime, nella mitologia dell’antico Egitto; e abbiamo popolazioni e personaggi dall’aspetto canino in Esiodo, in Strabone e Plinio il Vecchio. La lista poi continua, perché in generale ogni cultura ha avuto i suoi ibridi umano-animale. I mezzi-cane poi godevano tra il pubblico degli oratori e narratori di una certa fama per il gusto del fantastico e del mostruoso. Più un territorio era lontano e più probabilmente sarebbe stato raccontato come popolato da esseri mostruosi. Anche cinocefali.
Cynocephales si riaggancia a quelle narrazioni e ripercorre il tema del mostruoso in senso moderno. Perché si, si è diversi, e l’aspetto fisico è uno dei fattori che può compromettere il giudizio degli altri. Ma chi è il vero mostro poi? Frankenstein o il suo Prometeo? I popolani o il mostro? E su quel quesito antico che si oppone all’etica del kalos-agathos greco, il “bello e buono”, appaiono i nostri “testa di cane” che più che brutti sono diversi. E più che malvagi, sono emarginati e sfruttati.
Cynocephales, degli uomini con il cuore di cane
Questi cynocephales non hanno solo la faccia da cane, ma anche il cuore. Non uccidono se non necessario. Fare i lavori sporchi per il governo francese non gli piace, è necessità a cui ribellarsi. E torniamo a Bulgakov e il suo Cuore di cane in conclusione. Il cane, arguto e intelligente, tramutato in uomo diventa inumano; nello stesso modo in cui i cinocefali “meno cani” sono più corruttibili. Nello stesso modo in cui comportarsi in modo umano deriva dal possedere a volte un “cuore di cane”. E questo traspare anche nello stesso fumetto dove sappiamo (vedasi l’immagine sotto) che uno dei protagonisti ha scritto un racconto in cui un cane è trasformato per punizione in uomo.
Leggetelo. Cynocephales – La banda dei mastini merita nei suoi disegni che ricordano un acquerello dai tratti onirici e nella sua storia dal passato pesante.
Cynocephales – La banda dei mastini di Stefano Tamiazzo e Gris De Payne (Renoir Comics, 48 pagine)
di Eleonora D’Agostino
Ti piacciono gli articoli di Infonerd per il Metropolitan Magazine Italia? Seguici sui nostri canali: Facebook, Instagram.





