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Maggio 10, 2021, lunedì

Dantedì, il canto tredici del Purgatorio e la dannazione degli invidiosi

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Dante e Virgilio, nel canto tredici del Purgatorio, si trovano nella seconda cornice. Il paesaggio montuoso, è simile a quello appena lasciato. In questo canto i due poeti assisteranno ad esempi di carità, alla punizione inferta agli invidiosi e Dante incontrerà l’anima di Sapìa senese. Virgilio è convinto che stavolta, per avere indicazioni sulla strada da intraprendere, sia più efficiente il sole. Infatti il poeta, inizia a guardare a destra e sinistra, cercando di saper decifrare bene la posizione del sole stesso.

Mentre Dante e Virgilio, sono in cammino, vengono affiancati da delle voci. Le quali li invitano ed esortano ad amare chi gli ha fatto del male. Questa esortazione proviene dalle anime caritatevoli. Esempi di carità per i due poeti, che come spiega poi Virgilio a Dante, anticipano l’incontro con i dannati di questa seconda cornice: gli invidiosi. Più avanti saranno queste anime dannate ad attirare l’attenzione dei due poeti. Così ai loro occhi, si mostrerà la terribile penitenza, riservata agli invidiosi.

La penitenza degli invidiosi

dante canto tredici purgatorio- credits: scuolissima.com
credits: scuolissima.com

Virgilio incoraggia Dante a guardarsi meglio intorno, così il poeta scorge delle anime penitenti ai lati del sentiero, che stanno percorrendo. I dannati, sono gli invidiosi. Prostrati a terra, dalle espressioni tristi e penitenti. Cantano ed invocano preghiere rivolte a Maria, l’arcangelo Michele e San Pietro. Dante guarda meglio queste anime, per capirne la penitenza che gli è stata inferta. E questo castigo addirittura commuove Dante, perché davvero sofferto e doloroso.

Infatti gli invidiosi, indossano abiti ruvidi e pungenti come un cilicio. Ognuno sorregge con la spalla, il dannato al suo fianco e tutti si appoggiano alla parete. Chiedono elemosina ai passanti ed hanno gli occhi cuciti da un filo di ferro, in modo che non possano vedere. Da quegli occhi chiusi con violenza, gli invidiosi non fanno che versare lacrime di pentimento e sofferenza. Così a Dante sembra quasi oltraggioso aggirarsi tra questi dannati. Rivolgendosi alle anime degli invidiosi, incontra Sapìa. Una giovane donna senese, sempre più lieta delle disgrazie altrui che della sua felicità. Sapìa chiede a Dante di ricordarla nelle sue preghiere.

a cura di Chiara Bonacquisti

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