Hanno inizio le discussioni in Senato per il ddl Zan. Dopo la discussione in commissione (alle 15:00), il disegno di legge arriverà in aula, dove i diversi gruppi parlamentari dovranno definire tempi e scadenze per la presentazione di eventuali emendamenti. Alto rimane il rischio che la legge debba essere rimandata a dopo la pausa lavori estiva.

Una maggioranza spaccata

Con l’approdo della discussione in Senato sono aumentati gli attriti, in seno alla maggioranza, per l’approvazione del testo di legge.

Alle già scettiche Forza Italia e Lega, si è aggiunta l’insospettabile Italia Viva, il Partito di Matteo Renzi ha accolto le richieste di emendamenti fatte dal centrodestra, sugli articoli 1, 4 e 7, preferendo il compromesso al rischio di un definitivo affossamento della legge. Sono invece rimasti inamovibili i fedelissimi del Governo Conte II, PD, M5S e LEU, soprattutto gli esponenti di spicco dell’area Dem sembrano decisi a rifiutare ogni possibile trattativa sul testo già approvato in Camera dei Deputati.

Mi domando come faccia Ostellari (il capo della commissione, leghista) a chiedere più tempo dopo aver tenuto il ddl Zan in commissione per 8 mesi senza neppure aver aperto la discussione. Si può discutere in aula, assumendosi ognuno le proprie responsabilità. Basta con l’ostruzionismo!

Così è intervenuto il capogruppo PD in Senato, Franco Mirabelli, additando il capo commissione Ostellari di ostruzionismo.

La lega sul ddl Zan

In casa leghista, intanto, si prosegue sulla linea del depotenziamento del ddl Zan, con Andrea Ostellari che minaccia rallentamenti in commissione, che sarebbero risolvibili in caso le due parti riuscissero a venirsi incontro.

I vertici del partito continuano a vedere nella mancanza di apertura del centrosinistra la causa dei rallentamenti per la discussione.

Di questo avviso anche il sottosegretario all’istruzione leghista, Rossano Sasso:

Il rifiuto del Pd di qualsiasi apertura alle modifiche mette a rischio il provvedimento. Come Lega, ci siamo trovati davanti un muro insormontabile della sinistra a recedere dalle forzature di un progetto di legge che mette seriamente in pericolo la libertà di pensiero degli italiani.

Italia Viva e il rischio Vietnam

Il partito dell’ex Premier continua i suoi tentativi di conciliare le diverse parti della maggioranza, nella convinzione che, allo stato attuale, il provvedimento non vedrebbe mai la luce. La proposta di Italia Viva sarebbe un ritorno al testo del 2018, firmato da Ivan Scalfarotto e lo stesso Alessandro Zan, un disegno di legge più moderato e che creerebbe meno confusione, allargando i consensi in aula.

Così è intervenuto il capogruppo IV, Davide Faraone:

I nostri dubbi sono gli stessi espressi da costituzionalisti come Flick, Mirabelli e Fiandaca, senatori del Pd come Marcucci, Fedeli, Valente, Alfieri, Collina, Taricco e Margiotta, di Leu come Fassina, la presidente di Arcilesbica Gramolini, esponenti storici del mondo Lgbt come Concia e Mancuso… Tutte persone omofobe ed oscurantiste? (…) Basterebbe sedersi e trovare la soluzione definitiva. Finora non è stato possibile, ma ci lavoreremo fino all’ultimo istante.

Tra i più accesi sostenitori del compromesso anche Ivan Scalfarotto, sottosegretario all’interno, che ipotizza una vera e propria guerra in Senato:

Sarà il Vietnam, la Lega farà ostruzionismo, ci saranno molti voti segreti. M5s sta vivendo la fase che sappiamo, ci sono dubbi nel Pd… Chi può garantire che ci sarà la compattezza che serve? Noi stiamo cercando di trovare un accordo che permetta di approvare il provvedimento, il rischio è che il testo Zan non diventi mai legge.


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Franco Ferrari