Cultura

Detox my Fashion 2020

copyright: Greenpeace-Detox my Fashion

Sono passati sette anni dal lancio della campagna internazionale Detox lanciata da Greenpeace. La campagna Detox My Fashion chiede ai marchi della moda di impegnarsi per eliminare entro il 2020 l’utilizzo di tutte le sostanze chimiche pericolose. Chiede a tutti i fornitori delle grandi e piccole aziende di  moda di rendere pubblici i dati relativi allo scarico di inquinanti.

Copyright: Greenpeace- West Java
Copyright: Greenpeace-West Java

Nel “Destination Zero: seven years of Detoxing the clothing industry” di luglio 2018 si evidenziano i progressi delle 80 aziende che hanno aderito e che rappresentano il 15% della produzione mondiale dell’abbigliamento. Delle 80 aziende circa 70 sono italiane. Grandi marchi come Valentino, Adidas, Benetton, Gruppo Miroglio, Inditex Group, H&M, Zara, Mango, G-star, Puma, Converse, Nike hanno aderito.

Copyright Greenpeace: Campagna Adidas 2014
Copyright Greenpeace: Campagna Adidas 2014

L’industria della moda capace di dar lavoro a milioni di persone ha un posto predominante tra quelle più inquinanti delle risorse idriche dopo quella del petrolio, che è da sempre al primo. Numerosi i marchi che lasciano alle loro spalle scie tossiche, marchi definiti da Greenpeacei patiti delle sostanze tossiche” o “toxic addicted”. Marchi che non hanno preso alcun impegno credibile con i consumatori di tutto il mondo. Tra questi Armani, D&G, Hermès, LVHM Group, Christian Dior Couture, Versace , Gap.

Copyright: Greenpeace Campagna Detox 2016

Le aziende firmando un Detox Commitment, un impegno pubblico e trasparente che il brand prende con i consumatori, si impegnano a vietare l’utilizzo di 600-700 sostanze non permesse poiché tossiche. Ogni anno tale impegno si accorda e si rinnova. I criteri all’adesione sui quali si basa la valutazione sono tre e corrispondono al piano per l‘eliminazione delle sostanze tossiche entro il 2020: 

  • Il rispetto del programma Detox.
  • La sostituzione di composti pericolosi, come i perfluorurati (PFC), con alternative più sicure.
  • La trasparenza sugli scarichi di sostanze chimiche da parte dei propri fornitori

Il responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia Giuseppe Ungherese  nel 2016 aveva dichiarato “ Produrre rispettando l’ambiente, la salute e la sicurezza del consumatore è già possibile e alla portata del mercato” come dimostrato dalle numerose realtà tessili italiane che al 2016 risultavano aver aderito in 78, di cui 51 italiane e 27 nel solo distretto produttivo di Prato.

Copyright: Greenpeace

La Fashion Industry ha il potere di influenzare i trends di intere generazioni quindi ha anche il potere e il dovere di giocare un ruolo positivo ed importante per proteggere il nostro pianeta e la nostra salute. Da sette anni attivisti, esperti di moda, blogger e consumatori si sono uniti con azioni pubbliche che denunciano una moda libera da ogni forma di inquinamento, introducendo campagne virali sui vari social media. 

www.greenpeace.org/italy/it/The-king-is-naked/
http://www.greenpeace.org/italy/it/The-king-is-naked/

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella campagna The king is naked si legge: Il Re è nudo! A nome di ogni bambino del mondo, metti al bando anche tu le sostanze chimiche pericolose nei vestiti! Chiedi a Versace, Louis Vuitton, Dior e Dolce & Gabbana di scrivere il lieto fine a questa favola tossica! Venivano denunciati brand non adatti ai bambini e si chiedeva un futuro senza sostanze pericolose (www.greenpeace.org/italy/it/The-king-is-naked/#home).

Copyright: Greenpeace Campagna Adidas 2014

La moda cambia continuamente cerchiamo di cambiarla verso una moda eco-sostenibile. Il Destination Zero di luglio 2018 ha rilevato l’adesione di altre aziende mondiali. 

Metti alla prova il tuo brand preferito, verifica se ha già aderito a tale impegno: www.greenpeace.org/archiveinternational/en/campaigns/detox/fashion/detox-catwalk

copyright Greenpeace

 

 

 

 

 

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