CinemaMovieNerd

“Dietro ai suoi occhi”, la serie che si nasconde alla nostra vista

Serie di successo su Netflix, Dietro ai suoi occhi (Behind her eyes), è creata dal britannico Steve Lightfoot (Hannibal, The punisher), ed è adattata dal romanzo omonimo dell’autrice inglese Sarah Pinborough, del 2017. Una giovane e frustrata madre single si lascia trascinare in un’avventura sentimentale con uno psichiatra, stringendo allo stesso tempo una morbosa amicizia con la moglie dell’uomo. Misteri, manipolazioni, verità discordanti sono nell’ovvio ordine del giorno. Il thriller psicologico si costruisce sull’idea del rispecchiamento identitario, nonché la condivisione profonda di aspetti nascosti del subconscio. Idea che porterà all’inaspettata soluzione finale, tuttavia non esplicitamente installata dagli elementi narrativi. Lo spettatore, in altre parole, è manipolato in un’indagine banale e anti-climatica, per poi essere sorpreso con la dimensione sovrannaturale, svelata negli ultimi due episodi.

Louise Barnsley (Simona Brown), giovane madre divorziata, ha un colpo di fulmine per lo psichiatra David Ferguson (Tom Bateman), scozzese appena trasferitosi a Londra e anche capo della donna. Il dottore è tuttavia sposato alla bella e malinconica Adele (Eve Hewson), la quale un giorno si imbatte per strada in Louise e, scambiando due chiacchere, ne diventa amica. Louise, unico elemento “consapevole” del triangolo, è divorata dai sensi di colpa, ma rimane attaccata morbosamente ai due coniugi, ai quali non riesce a rinunciare. Quando si rende però conto che Adele è controllata in maniera ossessiva e forse violenta dal marito, ella rompe i rapporti con David, dalle cui grinfie cerca di salvare la nuova amica. Le cose non sono semplici come sembrano; tragici segreti, riguardanti Rob (Robert Aramayo), l’amico tossicodipendente ed omossessuale di Adele, dovranno venire alla luce.

Dietro ai suoi occhi c’è lei, giochi di rispecchiamenti e di echi

La quasi integrità della serie è incentrata sul rapporto morboso che Louise installa con David e, soprattutto, con Adele; verso la quale, complice una dinamica di rispecchiamento e senso di colpa, la giovane madre prova un sentimento forte, quasi un dovere, di protezione. Louise è percepita come una persona leggera e divertente dagli amici e dallo stesso David; ella ha in realtà una personalità più cupa ed inquieta, come rivelato dagli incubi che la tormentano, legati al rimorso di non aver salvato la madre suicida. Qualcosa dentro di lei la riporta dunque continuamente verso il trauma, che ella da un lato rivive, frequentando la triste Adele, e da un lato cerca di riparare, provando a salvare la donna.

Se questo non fosse sufficiente, la “rivale” sembra aver identificato esattamente la ferita di Louise, e le fornisce, attraverso delle strategie di controllo del sogno lucido, una via d’uscita. Entra in gioco Rob, compagno di asilo psichiatrico di Adele, il quale, come Louise, è tormentato e perseguitato dagli incubi. Egli parla dal passato, attraverso il suo diario, in cui descrive una sorta di rituale di tocco delle proprie mani, per restare ancorato alla realtà. Adele regala il diario di Rob a Louise, che lo legge regolarmente; quest’ultima, dunque, non solo si identifica con l’uomo, ma ne imita anche le tecniche di ritrovamento e percezione di sé stessa. Se Louise simpatizza con Adele, è ancora di più con Rob che ella installa una dinamica di forte rispecchiamento; questo tocca il parossismo proprio nel rituale della mano, in cui ella ritrova sé stessa attraverso la tecnica di autopercezione dell’uomo.

Dietro i suoi occhi- Photo credits: pluggedin.com
Dietro i suoi occhi- Photo credits: pluggedin.com

Louise, dal sole alla luna, evoluzione di una dimensione subconsciente

Rob, Adele e Louise sono tra di loro assimilati agli occhi dello spettatore, in contrapposizione a David. Essi appartengono ad una sfera “femminile”, caratterizzata dalla sensibilità e dalla tendenza all’evasione. Lo psichiatra è associato alla scienza, all’attività giornaliera ed alla dimensione urbana; i tre sono invece legati al dominio dell’intuito, del sogno e del subconscio, simboleggiato dalla foresta, alla quale Rob e Adele sono spesso associati. Louise, all’inizio è impiegata di David ed ha una vita “pratica “e simile a quella dell’uomo; ella infatti lavora e si occupa del suo bambino, così come David si prende cura di sua moglie. I due sono completamente assorbiti nel loro ruolo sociale; emblematica la scena in cui studiano insieme la cartina di Londra, per individuare centri di aiuto ai drogati. Tuttavia, Louise è in seguito allontanata da tale dimensione, poiché il figlio se ne va in vacanza, e David la obbliga a licenziarsi.

La donna è portata ad una vita più avulsa dalla realtà, in cui si può concentrare sulla propria sfera interiore e intuitiva, ed affrontare i propri lati più oscuri, come del resto hanno fatto Rob e Adele. Ella perde, certo, la facciata “performativa” di allegria a tutti i costi, ma ritrova anche l’armonia interiore, grazie alla possibilità di controllare i propri incubi; non a caso, si riappacifica perfino con l’ex-marito. A differenza di Adele, che è vestita di bianco, poichè, di fatto, è un fantasma, Louise è associata ai toni simbolici del giallo. Questo, presente nei suoi nuovi sogni di felicità e nei suoi indumenti, indica la magia, la rinascita spirituale ed intellettuale. Louise ha anche imparato a “lasciare andare “ il figlio, che in precedenza era un’ancora di salvezza e rifugio quasi patologico; ella si è collocata, quindi, in uno stile di vita più individualista ed autonomo.

Fidarsi ad occhi chiusi? La manipolazione dello spettatore (spoiler alert)

Psicologicamente più libera e senza lavoro, Louise diventa un “veicolo” ideale, per la terza vita di Rob; il quale probabilmente ripeterà gli schemi precedenti e si occuperà solo di “fare da moglie a David”. La serie, in definitiva, può essere vista come un lungo lavoro di manipolazione e preparazione da parte di Rob per trasmigrare nel corpo di Louise, e nelle condizioni più agevoli possibili. La donna è una preda ideale anche a causa del proprio isolamento; ella infatti litiga con la sola amica che ha, poiché, ancora non dissimilmente a Rob e Adel, concepisce l’amicizia in maniera“monogoma”: una volta affezionatasi ad Adele, non ha più posto per l’altra. La serie, è in conclusione, coerente nella costruzione del suo vero proposito, cioè l’assimilazione e fusione tra Louise e Rob. Qual’è allora il problema? Tale sviluppo, pur costituendo il cuore della narrazione, non è minimamente immaginabile, dallo spettatore.

Forse più stimolante a guardare una seconda volta, la prima visione della serie presenta solamente un banale triangolo; questo, poi, intrattiene il pubblico con la promessa di svelare i “tragici trascorsi” della coppia di coniugi, che tuttavia sono anti-climatici e ininteressanti. Si distorce l’attenzione dello spettatore con un’indagine senza base, per poi sorprenderlo con rivelazioni squinternate e fuori dalla sua portata. La “regola” del genere thriller di fornire gli indizi sufficienti per poter risolvere un enigma, costituisce un principio di funzionamento intrinseco al divertimento del fruitore, che deve poter costruire soluzioni plausibili. In questo caso, tuttavia, la “posta” apparente è banale e non è risulta sufficiente a costruire la tensione; proprio perchè lo show è in realtà incentrato a mettere insieme il “plot nascosto” , attraverso degli elementi, come sogni e flashback, che sono tuttavia percepiti come mere divagazioni.

Sara Livrieri

Seguici su

Facebook

Metropolitan Magazine

Instagram

Twitter

Back to top button