Nel marzo 2022 era stato proposto dalla Commissione Europea il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili o Espr. In questo provvedimento che sarà applicato nei prossimi anni prevista un iniziativa importante come il digital product passport che favorisce la circolarità e la sostenibilità dell’economia europea. Lo scopo dell’Espr è infatti migliorare la produzione economica europea diminuendo le emissioni di gas in modo considerevole entro il 2030

Il digital product passport, l’Espr e la nuova economia circolare

Il digital product passport è un nuovo strumento dell'Unione Europea, fonte europarl.europa.eu
Digital product passport, fonte europarl.europa.eu

“Affinché l’Unione possa portare a compimento la transizione verso un’economia circolare, efficiente sotto il profilo delle risorse, climaticamente neutra e non inquinante e ridurre la dipendenza dall’energia e dalle risorse, occorre adottare con urgenza nuove modalità di progettare, realizzare e utilizzare i prodotti. L’Unione si farà promotrice di questo approccio anche sulla scena internazionale, rafforzando così la sostenibilità e la resilienza delle catene del valore mondiali”. È uno stralcio del documento con cui nel marzo 2022 la Commissione Europea proponeva il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili o Espr che diventerà effettivo nei prossimi anni. Un insieme di norme che si propone di migliorare l’economia europea dal punto di vista della sostenibilità e dell’impatto ambientale a fronte dell’attuale problema del cambiamento climatico dovuto all’eccessiva emissione di gas.

Tra gli strumenti che dovranno aiutare a favorire lo sviluppo di un’economia sostenibile, circolare e il più possibile neutra dal punto di vista climatico e che favorisca una diminuzione considerevole delle emissioni entro il 2030 c’è senza dubbio il digital product passport. Esso, come spiega sulle pagine di Tendendenze online, Micol Vialetto, standard specialist di GS1 Italy, è “un insieme di dati relativi a un prodotto che lo accompagnerà lungo il suo intero ciclo di vita”. Si tratta di uno strumento facilmente utilizzabile e consultabile mediante un data carrier, come, ad esempio, un semplice Qrcode scansionabile con lo smartphone. Una tecnologia digitale utile a rendere il consumatore più consapevole sull’acquisto di determinati prodotti favorendone una migliore conoscenza della loro sostenibilità.

Lo scopo del nuovo passaporto digitale e le attività coinvolte

L’obiettivo che si propone di raggiungere l‘Unione Europea con il digital product passport, continua la Vialetto, è “migliorare la prestazione ambientale dei prodotti, prolungarne la durata di vita, promuovere l’efficienza e incrementare l’uso di materie prime secondarie, con conseguente riduzione del fabbisogno di risorse naturali, dei costi e delle dipendenze strategiche”. Dal canto loro le aziende produttrici saranno facilitate nella realizzazione di una produzione più sostenibile dal punto di vista ambientale grazie alla raccolta di una serie di dati in maniera veloce ed efficace. Documenti provenienti dai fornitori, distributori e da chi si occupa del riciclo finale del prodotto o del suo smaltimento. Anche le autorità saranno facilitate nel controllo e nell’accertamento della conformità del singolo prodotto alle regole.

In attesa del piano di lavoro (ESPR – Ecodesign for Sustainable Products Regulation – Working Plan) che sarà presentato dalla Commissione Europea nel 2025 in cui saranno elencate le attività comprese nel digital product passport, uno studio del Joint Research Center della Commissione europea ha ipotizzato quali potrebbero essere i canditati idonei per questo nuovo strumento tecnologico come i settori delle batterie, tessile, elettronico ed edilizio. In particolare si terrà conto innanzitutto di tutti quei prodotti che hanno il maggiore impatto ambientale.

Come verranno scelti i settori adatti

La scelta definitiva, afferma la Vialetto, “verrà effettuata sulla base di una serie di criteri legati agli obiettivi dell’Unione europea in materia di clima, ambiente ed energia, e tenendo in considerazione il potenziale di miglioramento degli aspetti del prodotto prescelti, senza che ciò comporti costi sproporzionati per il pubblico e per gli operatori economici”. Saranno sicuramente esclusi dal digital product passport gli alimentari, i mangimi per gli animali e i veicoli mentre esso sarà obbligatorio per tutti i prodotti di tutti gli altri settori, compresi la componentistica e i semi lavorati, commercializzati in Unione Europea.

Stefano Delle Cave

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