C’era una volta una ragazza di nome Petrunya, o meglio: “c’è”. C’è una ragazza di Petrunya. Petrunya ha 32 anni, disoccupata, un indice di massa corporea superiore alla media, una laurea in storia con una tesi sulla “rivoluzione cinese e le istanze democratiche provenienti dall’era comunista”. La sua particolarità è di quella di attirare l’attenzione e le arringhe di tutti gli abitanti della città. Sua madre? Una tra i suoi più ferventi detrattori: “Sei grassa”; “Mettiti a dieta”; “Non dire la tua vera età” ! E se dio fosse in mezzo a noi? E se fosse donna? E se si chiamasse Petrunya?

Dio è donna e il suo nome è Petrunya”, premesse

Prima di parlare del film bisogna fare delle premesse. (Premesse che si sono rese necessarie dopo l’uragano mediatico che ha investito la regista macedone, Teona Strugar Mitevska, accusata di aver scelto un titolo ‘clickbait’, brutto e ,addirittura, ‘osceno perché dio non è donna’. Siamo nel 2020 e ancora non accettiamo la fluidità di genere nel divino. Vabbè). Comunque, accusa che proviene da una sommossa bigotta parecchio miope, dato che il titolo del film, in realtà, non è questo. Il vero titolo del film è “God exists, her name is Petrunya”. Non si fa un così netto riferimento al genere, semplicemente si conferma sintatticamente l’esistenza. La colpa- se proprio vogliamo trovare un colpevole- è da recapitare ai traduttori. Alcuni hanno deprecato il voler attirare l’attenzione della Mitevska scegliendo un titolo simile al film di Jaco Van Dormael “Dio esiste e vive a Bruxelles”. Pure lì, però, ci sarebbero delle considerazioni da fare: il film non è italiano, ma francese e il suo vero titolo è “Le Tout Nouveau Testament“, letteralmente “Il nuovissimo testamento”. Ammesso e non concesso che la Mitevska abbia visto il film, come potrebbe conoscere il titolo tradotto in italiano? Visto e considerato che la regista è macedone, e ,al massimo, il film lo ha visto in lingua inglese? Concludo qui la mia tesi.

Perché vi sto dicendo tutto questo? La componente buffa della storia è che –diciamoci la verità– a dar fastidio non è tanto il titolo in sé, ma il fatto che si declini al genere femminile dio. L’unica colpa che ha questo titolo è quello di avere la parola ‘donna’ nella sua proposizione. Aspetto interessante perché è la stessa colpa che viene addossata anche alla protagonista del film. La sua unica colpa, a conti fatti, è quella di ‘essere donna’.

Scena dal film PhotCredit: dal web
Scena dal film PhotCredit: dal web

Trama: l’unica colpa è quella di essere donna

Dopo un colloquio di lavoro deludente e umiliante Petrunya torna verso casa. Sulla via del ritorno incontra una processione religiosa. Nella tradizione ortodossa famoso è il ‘lancio della croce’: una croce di legno viene lanciata nel fiume e solo i maschi della comunità possono recuperarla, gareggiando in una sorta di competizione. Petrunya, quasi istintivamente, si getta nelle acque, sconfigge la concorrenza maschile e recupera la croce. Lei è la vincitrice. Petrunya non bara, è lei a vincere la croce. Tuttavia, Petrunya è una donna, e la tradizione non contempla una sfidante femminile per questo tipo di competizione religiosa.

Petrunya viene portata in commissariato senza una reale accusa. La trattengono nella centrale di polizia, ma perché? D’altronde, è lei la vincitrice del contest. Qual è il problema? Il problema è proprio questo: è una donna. La sua unica colpa è quella di essere una donna.

God exists her name is Petrunya PhotoCredit: dal web
God exists her name is Petrunya PhotoCredit: dal web

La Mitevska mette in scena un film davvero potente. Sia per le immagini sublimi e ipnotiche, sia per il messaggio che veicola un concetto molto attuale. L’emancipazione femminile, qui, ha il sapore di un riscatto ‘fisico’la sconfitta della concorrenza maschile– e ‘spirituale’intimo di Petrunya-. Nel corso del film Petrunya arriva ad una nuova consapevolezza di sé, ad una nuova consapevolezza della sua identità in quanto donna, in quanto ‘simbolo’. Petrunya, in quanto donna, non è poi così diversa da quella croce. Non è altro che un simbolo, ed è proprio quella la sua condanna. Molto spesso le donne vengono ridotte a ‘simboli’ e mai a ‘persone’.

Il valore dell’acqua, l’elemento naturale femminile per eccellenza

Non è una caso che Petrunya raccolga la croce proprio nell’acqua. L’acqua è un elemento naturale che , da sempre, simboleggia la femminilità. Perché è così importante che Petrunya si getti nel fiume? Il suo istinto è proprio quello di gettarsi in acqua riconnettendosi con un elemento naturale atavico, da sempre, affidato alla cura femminile. Simbolicamente gli uomini che vogliono, a tutti i costi, impadronirsi della croce, in un elemento naturale che (simbolicamente eh) non è il loro, li rende minorati e incapaci di alcunché. Petrunya è la SOLA vincente di questa gara perché si (ri)appropria di qualcosa che è suo da sempre, ma che è stato affidato alle mani sbagliate. Petrunya non fa altro che dire “Hey, questa croce è anche mia: io esisto”.

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