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Disastro ambientale all’Ilva di Taranto: condanne pesanti per i Riva, 3 anni e mezzo a Vendola

La Corte d’Assise di Taranto ha condannato a 22 e 20 anni di reclusione Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva. Rispondono di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, corruzione in atti giudiziari e omicidio colposo, come riporta Noi Notizie.it.

Disastro ambientale all’Ilva di Taranto: la sentenza

L’inizio della lettura della questione del disastro ambientale all’Ilva: è una sequela di colpevoli; Fabio e Nicola Riva condannati rispettivamente a 22 e 20 anni di reclusione. Sentenza di colpevolezza anche per Nichi Vendola, ex presidente della Regione Puglia (tre anni e mezzo) e Gianni Florido, ex presidente della Provincia di Taranto (tre anni). Girolamo Archinà, all’epoca responsabile dei rapporti istituzionali, e Luigi Capogrosso, all’epoca direttore dello stabilimento, condannati a 21 anni di reclusione. Lorenzo Liberti, consulente della procura, condannato a 15 anni. Giorgio Assennato, ex responsabile Arpa Puglia: 2 anni. Assolto Bruno Ferrante, ex presidente Ilva. Sanzione di quattro milioni di euro a Ilva. Confisca per l’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Il comunicato di Contramianto

La lettura del disposito di sentenza della Corte di Assise di Taranto non lascia dubbi e l’elenco dei colpevoli e delle pene racconta decenni di siderurgia del territorio ionico e delle conseguenze che i ”veleni della fabbrica” hanno avuto su lavoratori e cittadini morti e ammalati a causa delle esposizioni a cancerogeni e sostanze tossico nocive.
CONTRAMIANTO costituita parte civile nel Processo Penale ILVA Ambiente Svenduto ritiene la sentenza il punto da cui ripartire per dare giustizia e dignità alla popolazione di Taranto colpita da un inquinamento soffocante in un escalation di effetti con gravi danni anche mortali su uomini, donne e bambini.
Dopo 9 anni dall’atto di sequestro degli impianti ILVA e l’apertura del processo penale con centinaia di udienze e contrapposizioni in aula finalmente il giudizio che condanna coloro che hanno contribuito a quel disastro ambientale legato all’ILVA di Taranto, la fabbrica dell’acciaio più grande d’ Europa.
In questi anni sono stati ascoltati decine di testimoni che hanno descritto le condizioni in cui venivano svolte le attività industriali nel siderurgico tarantino ed acquisiti fascicoli e atti per decine di migliaia di pagine. Un confronto deciso tra gli avvocati dell’accusa e quelli della difesa nel quale si è ricostruito un lunghissimo periodo di storia industriale italiana, dagli inizi degli anni “90 sino al sequestro del 2012.
La sentenza di colpevolezza emessa riteniamo essere non un punto di arrivo ma il momento da cui ripartire per ricostruire la nostra storia una sentenza che possa dare risposte per le morti nella fabbrica e fuori dalla fabbrica facendo chiarezza su quello che è stato ma anche per sapere quello che potrà essere il futuro, un futuro che vogliamo sia più giusto per tutti.

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Giulia Di Maio

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