Cinema

Disobedience: storia di un amore proibito

Disobedience è la storia di un amore proibito con Rachel Weisz (candidata ad un Oscar l’anno seguente per il suo ruolo nel film “La Favorita“) e Rachel McAdams. Il film firmato dal premio Oscar Sebástian Lelio è tratto dall’omonimo romanzo di Naomi Alderman. Il regista cileno ci regala ancora una volta uno sguardo al mondo femminile dopo il successo di Gloria (Orso d’oro per la “Miglior interpretazione femminile” a Paulina Garcia) e Una donna fantastica (Oscar come “Miglior film straniero” nel 2018).

Ronit ed Esti in una scena del film - Photo credit: web
Disobedience
Ronit ed Esti in una scena del film – Photo credit: web

La trama

La storia è ambientata nella comunità ebraico ortodossa di Londra. Ronit (Rachel Weisz), giovane anticonformista, era fuggita dal quartiere londinese anni prima alla ricerca della sua libertà. La donna ritorna a casa in occasione della morte del padre, il Rav (titolo onorifico che indica una guida spirituale) della comunità. Qui ritrova il cugino Dovid (Alessandro Nivola), studioso della Torah e allievo del padre.

Scopre che è sposato con Esti (Rachel McAdams), amica d’infanzia e amore proibito degli anni della gioventù. Mentre Dovid è in lizza per la posizione di Rabbino capo, fra le due donne si riaccende il fuoco della vecchia passione, ancora vivo nonostante gli anni di lontananza. Lo scalpore che questo amore proibito provoca all’interno della comunità porterà Esti a dover ammettere a se stessa chi è e tutto ciò che ha provato a nascondere con un matrimonio. Dovid si ritroverà a riflettere per andare oltre i rigidi insegnamenti del Rav. Invece Ronit affronterà la morte del padre e il suo rapporto con quest’ultimo.

Trailer ufficiale del film

La visione intima e delicata di Lelio

Fra un canto e un verso della Torah, Lelio ci racconta con delicatezza ed eleganza la storia di un amore schiacciato da una comunità profondamente accecata dalla religione e dal pregiudizio. Ma in Disobedience vera protagonista non è la storia d’amore fra le due donne, bensì il viaggio che i tre personaggi si ritrovano ad affrontare. Questo viaggio, infatti, li porta a prendere finalmente consapevolezza di sé e a comprendere l’importanza del libero arbitrio.

All’inizio della narrazione i tre si ritrovano ormai cresciuti, dopo tanti anni, per poi scoprire di non essere cresciuti affatto e di portare ancora con sé delle questioni insolute e mai affrontate. Il regista ci fa entrare in questo quartiere soffocante e opprimente attraverso ambientazioni scarne e attraverso la fotografia di Danny Cohen (Oscar per “Il discorso del re”) che predilige l’uso di colori freddi e grigiastri.

I dialoghi spesso semplici e talvolta fin troppo essenziali lasciano spazio alla magistrale recitazione delle protagoniste, Rachel Weisz e Rachel McAdams, che con la loro gestualità e l’intensità dei loro sguardi riescono a comunicare la potenza di un sentimento che presenta due sfaccettature diverse e contrastanti fra di loro: da una parte la sensualità e la passione prorompente, dall’altra l’oppressione e il pregiudizio dati dal dogma. A comporre il trio, con le due attrici, c’è Alessandro Nivola che ci regala una grande interpretazione nel ruolo di Dovid.

Ronit, Esti e Dovid in una scena del film - Photo Credit: web
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Ronit, Esti e Dovid in una scena del film – Photo Credit: web

I non detti di Disobedience

Profondamente realistico, il finale va al di là dei classici cliché hollywoodiani, regalandoci una storia in cui lo spettatore può trovare la verità della vita reale. A non convincere del tutto è invece lo sviluppo della vicenda. Pur presentando elementi positivi e grandi potenzialità, si perde in troppi non detti che lasciano non pochi angoli oscuri alla fine della visione.

Disobedience racconta un amore proibito permettendo allo spettatore di entrare in punta di piedi in un mondo che sembra lontano e in una vicenda che sembra quasi immersa in un altro periodo storico. Ma attraverso la sua natura profondamente umana assume la dimensione di una storia universale che parla della forza di liberarsi da tutte quelle catene che imprigionano la libertà di ogni individuo. Non è un film perfetto, ma sicuramente da vedere.

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Paola Maria D’Agnone

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