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Disturbi alimentari: cos’è successo con la pandemia? Oggi la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla

Come spesso capita in occasione di celebrazioni come quella di oggi, 15 marzo, per la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, l’invito è quello alla riflessione. Una riflessione che diventa necessaria perché quella che stiamo vivendo dalla primavera scorsa, è una pandemia che, unita a tutte le misure restrittive adottate per contrastare il nemico comune, ha avuto notevoli ripercussioni sulla salute mentale di molte persone, rivelatesi particolarmente difficili da affrontare soprattutto per chi soffre di disturbi alimentari: quelli che il lockdown, in Italia, ha aumentato drasticamente. A porre l’attenzione sul tema, tra gli altri, è stato il Centro Nazionale per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, che ha registrato nei primi 6 mesi del 2020 ben 230.458 nuovi casi, rispetto ai 163.547 dello stesso periodo del 2019.

Tali dati, confermati anche dall’attività dell’Ambulatorio dei Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Paolo di Milano, secondo cui c’è stato un incremento del 19% rispetto all’anno passato, e un abbassamento dell’età media delle persone che hanno chiesto aiuto, mettono in luce una problematica che affonda le sue radici in un disagio interiore appartenente, in particolar modo, agli adolescenti. Lo stesso che la dottoressa Sara Bertelli, responsabile del servizio Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Paolo, ha riconosciuto “in questo ultimo anno”, in tutti quei soggetti “che hanno risentito della sospensione delle attività sociali e scolastiche, mancanza di amici, tensioni familiari, privazioni” e che ha provocato un “aggravarsi del rischio di ricaduta nei meccanismi del disturbo alimentare, peggiorando la patologia quando presente”. L’impatto del primo lockdown di marzo 2020 ha, infatti, evidenziato un aumento di sintomi legati all’ansia e allo stress, causati proprio dalla condizione d’isolamento e paura del contagio, che in molti casi hanno portato alla depressione di chi soffre di questi disturbi. Per non parlare delle limitazioni imposte sullo svolgimento dell’attività fisica, e di quanto queste abbiamo generato come conseguenza la diminuzione di cibo o, diversamente, un eccessivo allenamento in casa. Tendenza rafforzata dalla diffusione di una “cultura alla dieta” propagatasi soprattutto sui social, e di cui molte persone con Dca sono diventate vittime, aumentando in loro un senso di colpa e una sensazione di perdita del controllo.

Anche per questo, IlFattoQuotidiano, già a dicembre, aveva sottolineato l’aumento delle chiamate al numero verde SOS disturbi alimentari (800180969) – un servizio gratuito attivo dal 2011 e gestito dagli operatori del Centro per i disturbi del comportamento alimentare di Todi. Perché innanzitutto bisogna accettare che il problema esiste. Soprattutto in questa situazione. La presa di coscienza rispetto a determinate patologie non solo diventa più forte. Ma necessaria. In primo luogo perché, sebbene chiunque possa diventarne ‘schiavo’, la fascia d’età più colpita è quasi sempre quella dell’adolescenza, un periodo già di per sé complicato per chiunque vada incontro alla formazione di una propria ‘identità’. Vedendosi trasformare il proprio corpo, di cui si percepiscono, in vari modi, i cambiamenti, e per i quali spesso diventa difficile gestire le proprie emozioni, e quindi anche la capacità di comunicarle agli altri: genitori in primis, spesso ignari dei disturbi di cui è affetto il figlio, perché difficili da comprendere.

L’emergere di sensazioni negative e di ‘esperienze nuove’, che hanno portato ad un repentino cambiamento di abitudini nonché al focalizzarsi di più su pensieri o messaggi controproducenti, è una situazione che ancora oggi ci stiamo trovando ad affrontare – con le misure restrittive comunicate dall’ultimo Dpcm Draghi, che hanno trasformato mezza Italia in zona rossa – costringendoci ad accettare quanto, di fatto, ad un’emergenza epidemiologica sia fortemente connessa un’emergenza psichiatrica, ugualmente impossibile da ignorare. Ancora di più in vista del fatto che il peggioramento dei casi deriva principalmente dalla mancanza di un adeguato supporto da parte dei terapeuti. Una constatazione, questa, che fa della pandemia una duplice sfida per lo Stato, e per chiunque segui professionalmente questo genere di casi: pazienti e famiglie. Facciamo tesoro dei trascorsi mesi di isolamento. Preveniamo.

Al sito www.disturbialimentarionline.it è possibile trovare tutte le indicazioni su strutture e associazioni dedicate, con una mappa nazionale dei servizi pubblici e privati. Oppure è possibile rivolgersi all’Asl di riferimento e chiedere informazioni sui centri.

Francesca Perrotta

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