A livello globale siamo nell’ora più buia per l’uguaglianza economica. A certificarlo il rapporto Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata presentato da Oxfam all’inizio dell’anno, in occasione dell’apertura del World Economic Forum. Il rapporto evidenzia come la crescita della concentrazione della ricchezza non sia in molti casi frutto di merito. Si tratta infatti di una realtà ascrivibile a un sistema economico “estrattivo”, in cui chi è al vertice spreme e prosciuga capitale umano e risorse. Il rapporto mette in luce altresì come il riconoscimento e la premialità di contesti ed individui che sono già avvantaggiati sia una scelta tutta politica. Essa permette di lavarsi le mani da una lotta determinata contro i meccanismi iniqui ed inefficienti che accentuano le divergenze nel benessere dei cittadini.
Disuguaglianza, il rapporto Oxfam: i ricchi, i ricchissimi e i miserabili

Secondo i dati raccolti dall’Oxfam, nel 2024 la ricchezza dei miliardari è aumentata di circa duemila miliardi di dollari. Un ritmo triplicato rispetto all’anno precedente. Restringendo l’interesse di studio ai soli dieci uomini più ricchi del mondo, si è previsto che se il 99% dei loro patrimoni evaporasse da un momento all’altro, resterebbero comunque miliardari. E si è previsto, con un velo di amara ironia, che entro un decennio cinque di loro potrebbero salire di livello e diventare addirittura trilionari. L’anno prima più modeste previsioni affermavano che uno solo di loro avrebbe tagliato il traguardo.
Ma la verità è che gran parte della ricchezza estrema non è ascrivibile al merito. Ha specificato Amitabh Behar, direttore esecutivo di Oxfam International. Molti dei cosiddetti ‘self-made men’ sono in realtà eredi di grandi fortune, tramandate per generazioni. Vedasi in prima fila Elon Musk, che avrebbe potuto campare un secolo con le miniere di smeraldi del padre in Zambia. O Jeff Bezos, per il quale fu cruciale l’investimento di denaro liquido da parte dei genitori per il suo visionario Amazon. Tassazione non pervenuta su queste eredità, relazioni clientelari con i rappresentanti della politica, potere monopolistico delle imprese multinazionali, colonialismo di ritorno tra il Nord e il Sud del mondo: sono tutti ingredienti di un cocktail micidiale che annienta la speranza di un mondo più equo.
Se i ricchi della terra viaggiano indisturbati verso l’infinito e oltre, nulla sembra mutare per chi trascorre la vita nella miseria. Il numero assoluto di individui che vivono sotto la soglia di povertà di 6,85 dollari al giorno è oggi lo stesso del 1990, poco più di 3,5 miliardi di persone. 35 anni (la metà della vita di un uomo) di stagnazione totale, di cui il disinteresse della politica è stato il fattore principale. Una politica che ha dirottato l’attenzione su altri temi, più scabrosi (perché, come tutti sanno, pecunia non olet) come l’invasione dello straniero o più aerei e divisivi (inclusività e identità linguistica).
Il commento di Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia, è una critica puntuale proprio all’inconsistente politica dell’identità. La precarizzazione economica e la marginalizzazione culturale di ampie fasce della popolazione favoriscono proposte politiche che creano artificiose contrapposizioni tra emarginati e si prodigano nell’imprenditoria della paura. Proposte politiche che si vanno radicando negli Stati Uniti, con la rielezione di Donald Trump, e nel vecchio continente volte a soddisfare obiettivi di identità più che raggiungere effettivi risultati economico-sociali a vantaggio dei propri sostenitori più vulnerabili.
Il contesto italiano
Nel bel paese la situazione non risulta più incoraggiante. A metà del 2024, gli squilibri fotografati dal rapporto sono evidenti. Il 10% più ricco dei nuclei familiari possedeva oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera delle famiglie. E i contribuenti italiani più ricchi versano al fisco, in proporzione al proprio reddito, meno imposte dirette, indirette e contributi, rispetto ai cittadini con redditi più bassi. L’85% degli italiani, trasversalmente a tutti i partiti, ritiene il nostro sistema fiscale profondamente iniquo. L’impalcatura stessa della cittadinanza è differenziata. Mentre l’ascensore sociale è bloccato tra i piani, le traiettorie di benessere dei nuclei familiari divergono profondamente tra chi si arricchisce senza sosta e chi si impoverisce. Squilibri territoriali, spacchi occupazionali tra generazioni, salari stagnanti con un occupazione in leggero miglioramento. L’Italia viene giustamente definita un paese dalle fortune invertite.
Lorenzo La Rovere





