

Stephen King è senza ombra di dubbio uno degli scrittori che finora ha assistito al maggior numero di adattamenti cinematografici dei propri romanzi, tra questi: “Misery non deve morire”, “Il miglio verde”, “Cuori in Atlantide”, “Secret Window” e anche del film in questione “Doctor sleep” di Mike Flanagan (già regista di “Oculus – Il riflesso del male“, “Il Terrore Del Silenzio“, “Hill House” e “Il gioco di Gerald“), sequel di “Shining”, che negli anni Ottanta segnò la storia del cinema grazie alla fenomenale interpretazione di Jack Nicholson e al genio impareggiabile di Stanley Kubrick che lo diresse. Lo sapevate che Flanagan, director-manierista, ha impiegato cinque anni per girare la trasposizione del best seller di Stephen King? E che nel film, dove il rosso è visibile in quasi ogni inquadratura, assistiamo a un unico omicidio?
Di un sequel di “Shining” nessuno probabilmente si sarebbe aspettato, in cui vige innanzitutto lo scontro tra forze del male e forze del bene, con una messa in scena tutta al femminile che vede una ragazzina afro-americana impavida (kyliegh Curran) superdotata e un’inquietante Rebecca Ferguson. Il finale del film è un crescendo che trovando il confronto con il passato diventa il “clou” dell’opera. Un chiaro omaggio alla pellicola dell‘80 in cui rivivono personaggi, situazioni e magistrali inquadrature, trovando sfogo la cinefilia che il pubblico vuole vedere sul grande schermo; doveroso e fondamentale il confronto con Kubrick attraverso il collegamento viscerale dell’immancabile Ewan McGregor, il piccolo Dan che andava in triciclo all’Overlook Hotel, diventato adulto e senza perdere i suoi strani poteri, protagonista nel sequel del celebre horror 40 anni dopo.
“Doctor Sleep”: la trama
Lo spaventoso sequel di “Shining” approfondisce uno degli aspetti paranormali più misteriosi di sempre creati dal maestro Stephen King. In “Doctor Sleep” si riprende la storia di Danny Torrance, il figlio del killer interpretato da Jack Nicholson, Jack Torrance, che dopo essere sopravvissuto insieme alla madre alla strage dell’Overlook Hotel decide di trasferirsi il più lontano possibile dal Colorado, regione montuosa dove si trova il fantomatico hotel dell’orrore. Fuggita alla follia omicida del marito e alle forze spettrali dell’hotel, Wendy si trasferisce col figlio in Florida, per non dover mai più rivedere la neve. Ma il trauma di quell’esperienza rimane impresso nella mente di Danny, lasciandolo dapprima paralizzato e successivamente trascinandolo verso l’alcolismo e il disturbo sociale.
Dopo essersi iscritto a un gruppo di alcolisti anonimi, viene contattato telepaticamente da Abra (Kyliegh Curran), dodicenne dotata di una particolare carica magica, braccata da un misterioso gruppo di uomini malvagi chiamato il “Vero Nodo“, che si nutre della “luccicanza” dei bambini per vivere migliaia di anni. Il romanzo “Doctor Sleep” di King è privo di quella portata simbolica che invece fa da sfondo per tutto il film. Non c’era più il simbolismo dell’albergo/casa/maligno/tomba di “Shining“, né la strana entità demoniaca contro cui combattono i protagonisti del più recente “The Outsider“, dunque spesso le trasposizioni dal romanzo al grande schermo non risultano del tutto ben compiute. Sebbene non sia un film completamente conforme al romanzo, in “Doctor Sleep“, vediamo uno spiccato Dan adulto che ha imparato ad intrappolare i fantasmi di Overlook in scatole mentali, grazie ai consigli di Dick Hallorann.

Una pellicola capace dunque di sottolineare il conflitto principale del sequel che coinvolge una battaglia con un gruppo di inquietanti “vampiri” quasi immortali noti come True Knot, e passaggio fondamentale: il superamento della dipendenza e la risoluzione del trauma emotivo. Formando un’improbabile alleanza, Dan e Abra dalla parentela inaspettata, si impegneranno in una brutale lotta tra la vita e la morte contro la spietata Rose Cilindro (Rebecca Ferguson). L’innocenza di Abra e l’intrepida consapevolezza della sua “luccicanza” costringeranno Dan a invocare i suoi stessi poteri come mai prima d’ora, affrontando immediatamente le sue paure e risvegliando i suoi fantasmi del passato.
“Luccicanza”: il multiverso letterario
Addentrandoci nel cosiddetto “Kingverse“, ovvero il multiverso letterario creato dall’acclamato scrittore e sceneggiatore statunitense Stephen King, pietra miliare dell’horror, notiamo che nell’ambientazione descritta nei romanzi “The Shining” e “Doctor Sleep“, esistono alcune persone dotate dello shining, un potere innato tradotto in italiano come aura nel romanzo, luccicanza o splendore nel film. Ma che cos’è la luccicanza? Come funziona?
La “luccicanza” descritta nei romanzi horror di King ha il potere di consigliare riguardo i pericoli imminenti e comunicare con gli spiriti paranormali. Ciò ci riporta al “Demonion socratico“, importante riferimento che ci illustra il filosofo Socrate in una testimonianza dove afferma che sin da fanciullo era assistito nel prendere decisioni da una “chiaroveggente” voce interiore, voce di un “demone” che lo tutelava e lo guidava secondo principi di prudenza, opportunità e moralità come una sorta di guida divina.
Il principale personaggio della saga a manifestarla è Danny, il quale sviluppa poteri mentali di vario tipo in primis:
1– la telepatia riuscendo a comunicare con il cuoco Dick Hallorann (Scatman Crothers), senza usare la voce;
2– la capacità di prevedere la probabilità del decesso di una persona;
3– la capacità di immagazzinare e rilasciare spiriti di defunti consenzienti sotto forma di luccicanza gassosa;
4– la capacità di agevolare il trapasso dei malati terminali rendendolo indolore;
5– la lettura della mente (percepisce la madre che pensa alla sorella morta anni prima);
6– la capacità di vedere presenze spettrali che infestano determinati luoghi;
7– la psicometria (può vedere la storia degli oggetti sfiorandoli);
8– la conoscenza di eventi che avvengono nello stesso momento ma in altri luoghi (è capace di individuare gli oggetti scomparsi).
In “Doctor Sleep” viene presentata una figlia illegittima di Jack Torrance, Lucy Stone, la cui figlia a sua volta Abra Raffaella è potente addirittura molto più di Danny, il che sembra confermare che il padre abbia trasmesso ai figli grandi poteri potenziali. La bambina è il personaggio femminile della saga a manifestare l’aura più potente da quando era neonata, in grado di prevedere l’attacco alle Torri Gemelle e mostrando in molte occasioni doti telecinesi.
“Doctor Sleep”: il Nodo
Nessuno come King oggi sa raccontare l’ansia e l’orrore che può catturare ognuno di noi, da una cittadina del Maine, dove il pagliaccio It è sempre pronto a terrorizzare, quanto in una cattedrale sulle montagne del Colorado, come l’hotel spettralmente vuoto di “Shining“, dove al suo interno esistono un’insieme di persone che grazie al terrore dei bambini dotati di “luccicanza” riescono a nutrirsi delle loro anime e vivere quasi in eterno, meglio noti come gruppo del Nodo, addirittura alcuni membri ne facevano parte già dai tempi dell’Antica Roma; capitanato da Rose, la donna con il cilindro capace di compiere orrori nel loro quartier generale, luogo ove un tempo sorgeva l’Overlook, lo spettrale albergo che fu teatro della follia di Jack Torrance.
Il gruppo del Nodo o meglio i True knot cadono in debolezze come le malattie, essendo abbastanza vecchi, non hanno sviluppato l’immunità alle malattie moderne e possono contrarle attraverso il vapore; possiedono segretamente molte attività commerciali e campeggi di sosta per coprire le loro riunioni e solo alcuni membri sono in grado di rilevare i bambini con lo splendore/luccicanza, ma sono tutti, sensitivi, poiché in grado di prevedere l’11 settembre, al punto da sapere che qualcosa di brutto sarebbe accaduto mesi prima.

La signora della stanza 237 e la spiegazione del finale
La stanza 237 dell’Overlook Hotel di Shining (la 217 nel romanzo di Stephen King) è diventata, nel corso del tempo, un’iconica stanza d’hotel cult del cinema, citata ovunque, dal brano “Eroe Storia” di Caparezza, forse il testo musicale con più riferimenti a film, dove canta: “Sto per impazzire come dentro un call center / Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe”, giungendo persino in “Ready Player One” di Steven Spielberg. Ma cosa si nasconde davvero dentro la stanza 237? Varcandola non si ha un riferimento del tutto kinghiano, bensì, un confronto con il capolavoro kubrickiano rivelatosi interessante; privo del fascino del film di Kubrick, in questo “Doctor Sleep” ci si emoziona davvero solo quando si varca la soglia dell’Overlook Hotel, che Flanagan riproduce in modo quasi maniacale e dove si presume che Kubrik abbia inserito indizi nascosti e significati segreti volutamente o inconsciamente circa tematiche complottiste.
Nel finale del libro di King infatti, l’Overlook Hotel esplode a causa del malfunzionamento della vecchia caldaia dell’albergo, la cui manutenzione era uno degli incarichi giornalieri di Jack. Nel film di Stanley Kubrick questo non accade mentre nel sequel di Mike Flanagan l’albergo esiste ancora ed è pronto a chiudere il conto lasciato in sospeso tanti anni prima. Lo scontro finale tra il protagonisti e Rose nell’adattamento si svolge proprio all’interno dell’hotel, nel libro, invece, nell’area dove un tempo si trovava il quartier generale del “Nodo“. Fantasmi e demoni, poteri paranormali, bambine morte anni prima che riappaiono, Kubrick lavora come un matto ad ogni singola scena, dimostrandosi un maestro della profondità di campo. Grazie alle sue immagini e ai messaggi subliminali, straordinari, con creature degenerate celate sotto mentite spoglie, possiamo confermare che il film originale rimane pur sempre il capolavoro per eccellenza del cinema horror, pronto ad ispirare sempre nuove generazioni. “Shining” e il suo sequel bisogna continuare a guardarli.
Giuliana Aglio
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