Metropolitan Magazine: un esperto risponde alle domande più comuni sul coronavirus

In esclusiva a Metropolitan Magazine, un’intervista con Gaetano Pezzicoli, laureato in Medicina e Chirurgia e specializzando in Oncologia Medica presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro” che ha risposto alle domande più comuni sul coronavirus.

In esclusiva a Metropolitan Magazine le risposte di un esperto alle domande più comuni sul coronavirus

Gaetano Pezzicoli, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Foggia, ha concesso un’intervista a Metropolitan Magazine in live-streaming su Facebook. Visto il successo della diretta con tutto il pubblico di Metropolitan, vi riproponiamo le utilissime risposte del Dottore Pezzicoli alle domande più comuni sul coronavirus.

Quanto può essere pericoloso il fattore asintomatico per la diffusione della malattia?

Il Dottore Pezzicoli ha precisato che non tutti rispondiamo alle malattie infettive nello stesso modo, alcuni sono più adatti e altri più incapaci a fronteggiare gli agenti patogeni. In alcuni casi addirittura le persone possono avere patologie pregresse, il che rende il tutto ancora più difficoltoso.

I sintomatici possono mostrare i sintomi in modo lieve (spesso si tratta dei sintomi di una comune influenza) o medio-grave (dispnea, febbre). Il vero motivo per cui l’epidemia è arrivata a questo livello, è per via degli asintomatici, dato che è impossibile identificarli.

Il Dottore Pezzicoli ha rivelato ai microfoni di M: “Si stima che il numero delle persone che contraggono il SarsCod2 e non mostrano sintomi maggiori possa essere intorno all’80% se non 90% del totale“. Ciò che rende tutto ciò ancora più difficoltoso è che molto probabilmente anche gli asintomatici sono contagiosi.

Come faccio a capire se ho contratto il virus o meno? Quali sono i sintomi?

Nella maggior parte dei casi una persona giovane ha i sintomi di una comune influenza, come tosse, starnuti e febbre. Tuttavia ci sono state occasioni in cui alcuni pazienti hanno avuto anosmia e ageosmia, rispettivamente la perdita della capacità di percepire gli odori e il gusto. Questi due sintomi sono molto particolari e sarebbero molto utili per riconoscere il coronavirus, tuttavia rimangono molto limitati e rari.

I sintomi diventeranno più eclatanti poi, nelle fasi successive del contagio, fino ad arrivare all’insufficienza respiratoria, “ma – come spiega il Dottore Pezzicoli – si spera che tu sia già in ospedale”.

E’ possibile trasmetterlo ai nostri animali domestici?

È una delle domande più comuni sul coronavirus. La comunità scientifica dice di no, ma la famiglia dei coronavirus normalmente si trasmette ai felini e questo particolare tipo non si sa ancora. Tuttavia, nel caso dei cani è davvero da escludere.

Qual è la nascita del coronavirus?

Un lavoro di 10 giorni fa su Nature ha cercato di rispondere a questa domanda, infatti come racconta il dottore “un gruppo di ricercatori ha provato a dare una teoria sull’origine del virus, ma siccome stiamo parlando di scienza e non di teorie del complotto, trovare risposte non è mai semplice”.

Secondo le teorie degli scienziati è possibile trovare dei coronavirus molto simili nei pipistrelli, che a loro volta vengono mangiati in alcune culture e che quindi possa essere stato trasmesso in questo modo. Tuttavia, rimane l’interrogativo su se sia mutato nei pipistrelli o dopo negli umani, diventando un nuovo coronavirus che si trasmette molto più facilmente di quelli passati. “La risposta – secondo Pezzicoli – sembra essere una via di mezzo”.

Che significa indice di letalità e perché in Italia è così alto?

Non possiamo sapere con certezza l’indice di letalità perché non sappiamo il numero degli infetti totali. Il Dottore Pezzicoli ha detto a Metropolitan Magazine che “ci sono segni che questo virus sia pericoloso e abbiamo tanta fortuna ad avere una pandemia del genere in un momento della storia in cui abbiamo i respiratori“.

Stimare la letalità reale è quasi impossibile. qui si pensa che siamo al 9% però si considera solo chi è morto avendo il coronavirus, non il nesso causale che indica se chi è deceduto è morto per via del coronavirus o per altri problemi. Potremo avere una stima più precisa solo una volta finito tutto questo.

Cosa si aspetta dai dati di questi giorni?

Se il trend è come negli ultimi giorni, ci sarà un calo dei casi attivi. In questa settimana probabilmente ci sarà il picco della curva, cioè che “il numero dei nuovi casi rallenta sempre di più fino a quando poi invertiremo la tendenza, cioè ci sarà un giorno in cui i nuovi contagiati saranno minimi e cominceranno ad essere di più le persone che guariscono”. Per quando riguarda la flessione della curva si parla ipoteticamente della metà del mese di aprile, ma ovviamente dipende dalla regione, prima nel sud e dopo nel nord.

Come si possono affrontare meglio le uscite giornaliere?

Guanti, una mascherina almeno chirugica (non ha senso usare quelle più complesse che hanno costo maggiore e utilizzo limitato) e un buon rispetto delle norme di distanziamento sociale (1 metro) bastano. Altri consigli da seguire sono quelli di evitare di stare in posti ristretti o toccare un numero eccessivo di cose.

Come hanno accolto questa emergenza sanitaria i medici? Qual è l’idea che si è fatto parlando con i suoi colleghi?

“Noi al sud abbiamo avuto più tempo e non siamo stati presi di sorpresa, ma nonostante tutto abbiamo avuto grossi problemi con i dispositivi di protezione individuale“. Il dottore Pezzicoli continua: “Quando siamo entrati in stato di allerta avevamo già le protezioni mentre al nord non è stato così perché non sapevano di stare in uno stato di allerta”. Qui al sud, per quello che si sta vedendo dai dati la stiamo gestendo bene.

Per quanto riguarda la parte più emotiva della reazione del corpo medico, il dottore ha ammesso che c’è tanta paura tra i medici. “Abbiamo paura, dai più giovani fino ai più anziani, tutti hanno paura e cercano davvero di esporsi il meno possibile. Però c’è la consapevolezza che tocca a noi, non possiamo fare affidamento su nessun altro, ci dobbiamo rimboccare le maniche e combattere. Questo da noi dove è stata più organizzata la battaglia, non oso immaginare come sia stato nelle zone rosse.”

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