Trump a la crociata “anti gender” contro le identità di genere: un pericolo per i diritti civili e un attacco diretto alle persone transgender e non-binary.
Donald Trump, appena riconfermato alla presidenza degli Stati Uniti, ha firmato una serie di ordini esecutivi con l’obiettivo di consolidare la sua visione politica radicale. Tra questi, un provvedimento particolarmente inquietante prende di mira le persone transgender e non-binary, sotto il pretesto di “difendere le donne” e ristabilire una supposta “verità biologica”. L’ordine, intitolato “Defending women from gender ideology extremism and restoring biological truth to the federal government”, rappresenta un manifesto politico che rinnega le conquiste ottenute dalla comunità LGBTQI+ negli ultimi decenni.
Il decreto impone alle agenzie federali di eliminare ogni riferimento all’identità di genere non conforme al binarismo uomo-donna e di cestinare strumenti e linee guida inclusivi, come il White House Toolkit on Transgender Equality. Inoltre, documenti personali come passaporti e certificati potranno essere emessi esclusivamente in base al sesso assegnato alla nascita. Le conseguenze di queste misure non sono solo simboliche: colpiscono la vita quotidiana delle persone transgender, negando loro il riconoscimento della propria identità e aumentando il rischio di discriminazione in ambiti essenziali come scuole, carceri, luoghi di lavoro e centri di accoglienza
Il mito della difesa delle donne e la retorica TERF
L’ordine esecutivo si inscrive nella narrazione trans-escludente di matrice conservatrice, che trova eco anche in una parte del femminismo radicale noto come TERF (Trans-Exclusionary Radical Feminism). Questa ideologia, radicata nella presunta difesa delle donne, si basa sull’idea che le persone transgender minaccino la sicurezza, la dignità e i diritti delle donne cisgender. Tuttavia, autrici come Judith Butler e bell hooks hanno smascherato queste argomentazioni come strumenti per perpetuare un ordine patriarcale che utilizza il binarismo di genere come pilastro.
Judith Butler, in particolare, nel suo celebre Gender Trouble, sottolinea come il genere non sia una realtà biologica immutabile, ma un costrutto performativo che interagisce con le dinamiche di potere. L’idea che il sesso sia “radicato nella realtà fondamentale e incontrovertibile” è dunque una costruzione politica, non scientifica. “Difendere le donne” diventa così una scusa per marginalizzare chi sfida le norme di genere, alimentando un clima di oppressione.
L’agenda di Trump anti-gender e anti-woke è un restringimento delle libertà
Il provvedimento è solo una parte della più ampia agenda anti-woke di Trump, che include la fine dei programmi di Diversity, Equity and Inclusion nelle agenzie federali e il taglio dei fondi per le cure di affermazione di genere. Queste politiche, se attuate, non solo negano l’esistenza delle identità non conformi al binarismo, ma rappresentano un attacco diretto alle libertà individuali e ai diritti civili. L’American Medical Association ha definito le cure di affermazione di genere “vitali” per i giovani transgender, evidenziando come la loro negazione possa portare a conseguenze tragiche, incluso il suicidio.
Inoltre, l’eliminazione di programmi inclusivi nelle scuole e nei luoghi di lavoro mira a cancellare ogni traccia di educazione al rispetto delle diversità, creando un terreno fertile per discriminazioni sistemiche. La retorica di Trump, che si presenta come paladino di una presunta “realtà biologica”, è funzionale a consolidare un consenso elettorale basato sulla paura del cambiamento e sull’odio verso le minoranze.
Trump e lotta “anti gender”: un futuro incerto per i diritti LGBTQI+
Nonostante le preoccupazioni sulla costituzionalità di tali misure, l’impatto degli ordini esecutivi di Trump è già evidente: la comunità LGBTQI+ si trova sotto attacco in modo sistematico. Come osserva Susan Stryker, storica e attivista transgender, “È nella negazione dell’esistenza dell‘altro che il potere autoritario trova la sua forza”. La discriminazione delle persone transgender non è che l’inizio di un processo più ampio di erosione delle libertà, in cui le politiche di genere diventano un grimaldello per colpire il dissenso e deviare l’attenzione dai problemi strutturali del Paese.
Di fronte a questa minaccia, è essenziale mobilitarsi e sostenere le organizzazioni che difendono i diritti delle persone LGBTQI+. L’inclusione e il rispetto delle diversità non sono solo una questione di giustizia sociale, ma rappresentano la base di una società democratica e solidale. Come ricorda Audre Lorde, “Non esiste una lotta per la giustizia che sia separata dalle altre. Se non lottiamo insieme, non saremo liberi”.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





