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Donne e arte: una minoranza?

Conosci il “Fanciullo morso da un gambero“, di Sofonisba Anguissola, che ispirò quello ben più famoso con protagonista un ramarro di Michelangelo? E che Artemisia Gentileschi accettò di sottoporsi alla “tortura della Sibilla”, con il rischio di non poter dipingere più? E che Berthe Morisot fu una delle fondatrici dell’Impressionismo? Il rapporto tra donne e arte è sempre stato incerto e mai fortunato. La loro presenza è quella di una minoranza? Il dubbio è quasi spontaneo.

Donne e arte: una storia sbagliata

 È una storia sbagliata quella che ha legato donne e arte per moltissimi secoli. Basti anche solo prendere le tre importanti artiste che abbiamo citato poco sopra. La prima divenne pittrice per scelta dei genitori, a cui serviva un’entrata in più per provvedere alle doti di sei figlie. La seconda dipinse i corpi studiando il suo perché, in quanto donna, non poteva prendere a modello dei nudi. Sulla sua tomba, la terza è ricordata solo come vedova di Manet e non per la sua carriera di pittrice.

Una storia costellata di proibizioni. Una storia che non concedeva a mogli, figlie e madri di considerare l’arte più che un passatempo. In cui la celebrazione delle grandi artiste si accompagna all’amara constatazione che per essere davvero grandi hanno dovuto sfidare il senso comune dell’epoca. Improntato a un unico comandamento: “le donne non possono…”. Una storia che non si ferma nel 1900. Basti pensare ai dipinti che Frida Kahlo ha realizzato dal suo letto dopo l’incidente. A Diane Arbus che ha sconvolto il mondo con le sue foto dei freak o a Marlene Dumas che esplora temi “scomodi” quali morte e pornografia. Nel complesso, però, le donne appaiono in numero meno frequente. Lo si chieda a un qualsiasi studente di storia dell’arte. Sono una minoranza?

Appropriarsi per trovarsi

La risposta a questa domanda non è univoca: lo sono, perché la storia ha voluto renderle tali. A lungo alle donne l’esercizio dell’arte è stato precluso. Scarseggiano i nomi di donna perché le poche che si sono distinte hanno trovato davanti a sé una strada piena di ostacoli. Lo sono perché non avrebbero potuto non esserlo. Non lo sono perché, con l’avanzare del tempo, le donne hanno cominciato ad appropriarsi di quegli spazi che a lungo gli sono stati preclusi, a cercarsi e a cercare la propria arte per trovarla e affermarla. Perché sono sempre di più e sempre più consapevoli quelle che fanno del proprio strumento un’arma di liberazione ed espressione. Nella pittura, nella scultura, nella fotografia e nelle arti restanti le voci di donna si moltiplicano in un coro di potenza, bellezza e forza. Ricordando che l’unica cosa che una donna non può fare è non essere.

Sara Rossi

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