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Duisburg, nessuna condanna per il massacro alla Love Parade

Nessuna condanna per gli ultimi tre imputati, accusati di omicidio e lesioni colpose. Si chiude con l’archiviazione del tribunale di Duisburg il processo sul massacro alla Love Parade del 24 luglio 2010, che finì con 21 morti, fra cui l’italiana Giulia Minola e il ferimento di 650 persone. La tragedia avvenne quando la folla si assiepò in un tunnel, che era l’unico accesso all’evento. Nel 2014 i procuratori incriminarono dieci persone – quattro dipendenti degli organizzatori dell’evento e sei dipendenti comunali – ma già a febbraio 2019 il tribunale aveva deciso l’archiviazione di sette di loro.

Un evento troppo grande per Duisburg

La manifestazione techno avrebbe dovuto essere limitata a 250mila persone, secondo il tipo di autorizzazioni concesse dalle autorità agli organizzatori, ma l’evento si è poi trasformato in un megaraduno con circa 1,4 milioni di partecipanti. Il sindaco di Duisburg, a ottobre 2009, era già stato avvertito che il luogo individuato per la Love Parade era troppo piccolo per un evento del genere.

La Love Parade era una grande festa popolare nata a Berlino nel 1989: richiamava giovani di tutto il mondo a ballare per strada, e si era tenuto anche in altre città, non solo in Germania. Dopo il disastro di Duisburg, il 24 luglio 2010, non c’è stata nessun’altra edizione. Tra le vittime c’erano anche persone arrivate da Spagna, Australia, Bosnia, Cina e Olanda.

Cosa successe il 24 luglio del 2010?

L’entrata nella stazione iniziò alle 12:00, attraverso un tunnel di 240 metri dal lato est e da una serie di sottopassaggi dal lato ovest. Entrambi gli ingressi si riunivano poi su una rampa che era l’unico punto di ingresso e di uscita dall’area del festival.

Alle 15.30, a causa del sovraffollamento, gli organizzatori chiesero alla polizia di bloccare l’afflusso dei partecipanti. La polizia annunciò tramite altoparlanti alle persone in attesa che non era più consentito l’ingresso e chiuse l’accesso all’area del festival. La folla continuò a entrare dall’altro lato del tunnel, ignorando l’avvertimento, e in breve tempo l’area all’uscita del tunnel divenne sovraffollata.

A causa del sovraffollamento la situazione divenne presto insostenibile e nacque una calca improvvisa che causò le morti e i feriti. La maggior parte delle morti avvenne per schiacciamento della cassa toracica. Per evitare ulteriori scene di panico la manifestazione fu proseguita sino al termine, senza informare il resto della folla della tragedia appena avvenuta

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