Sei mesi fa l’elefantessa Chanchal, 65 anni, era stata cosparsa di vernice rosa per un shooting di moda in India, ad opera della fotografa russa Julia Buruleva. Già allora, il servizio fotografico realizzato a Jaipur, capitale del Rajasthan, aveva acceso il dibattito riguardo al confine tra licenza artistica e tutela degli animali, troppo spesso oltrepassato. A febbraio, a meno di un anno di distanza da quegli scatti, la protagonista -suo malgrado- della vicenda, è morta.
L’elefantessa Chanchal è morta, ma la fotografa che l’ha fatta dipingere di rosa si difende
Nonostante sia passato del tempo, la scomparsa di Chanchal è diventata solo ora oggetto di accertamenti da parte delle autorità. Gli agenti verificheranno se, durante la realizzazione del reportage, le persone coinvolte nel progetto abbiano rispettato tutte le norme volte a garantire la sicurezza e il benessere dell’animale.
Sia Shadik Khan, proprietario dell’elefantessa, che la stessa Buruleva continuano a sostenere che il suo decesso sia attribuibile a cause naturali. Per loro, dunque, il fattore scatenante sarebbe da ricercare nell’età dell’elefantessa, piuttosto che nella tintura utilizzata per la campagna pubblicitaria. La fotografa, inoltre, ha così giustificato le proprie scelte: «La pittura su elefanti vivi è una tradizione culturale nel Rajasthan. Gli autoctoni la praticano al Jaipur Elephant Festival, così come in altre occasioni. Il mio obiettivo non è giustificare, promuovere o condannare queste pratiche. Piuttosto, è riflettere una realtà che esiste già. Il processo di pittura è stato breve. La vernice, oltre a essere naturale e sicura per l’animale, è stata rimossa poco dopo».
Animali ed esseri “umani”
Le sue spiegazioni, tuttavia, non sono risultate convincenti per il web. Moltissimi utenti, infatti, hanno sottolineato come Buruleva e il suo team si siano serviti impropriamente di un animale che, a prescindere da qualsiasi precauzione presa, non avrebbe dovuto essere disturbato. L’accaduto ha avuto grandi ripercussioni sulla carriera e sulla vita della reporter, che ha rivelato di aver ricevuto diverse minacce, indirizzate a lei ed estese anche al suo gruppo di lavoro.
Di riflesso, molte associazioni per la salvaguardia degli animali si sono attivate per pretendere regole più stringenti sull’impiego di elefanti in cattività in contesti per loro innaturali. Le autorità locali, intanto, stanno portando avanti le loro indagini e, nei prossimi mesi l’inchiesta evidenzierà le eventuali responsabilità. Nel frattempo, però, pensando alla povera Chanchal e al suo triste destino, è impossibile non porsi la domanda che, di fronte a storie come questa, dovrebbe risuonare nella testa di tutti: chi è l’umano e chi la bestia?
Federica Checchia





