Classe 1928, originaria di Parma, Lydia Alfonsi si è spenta a 94 anni nella sua città natale. Attrice di teatro, cinema e televisione, l’”ultima diva di Parma” aveva iniziato a muovere i primi passi nel mondo della recitazione con il gruppo teatrale Gioventù studentesca. Il suo esordio come attrice protagonista è stato nel 1946, ma il grande successo lo ha raggiunto nel periodo d’oro degli sceneggiati televisivi in bianco e nero.  È stata insignita dalla critica francese del riconoscimento come migliore attrice televisiva italiana e il presidente Sandro Pertini le ha conferito il titolo di Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana. La sua ultima apparizione è stata nel film di Roberto Benigni, La vita è bella, in cui interpretava l’editrice Guicciardini.

Divenne popolare in particolare negli sessanta grazie a sceneggiati Rai come «La Pisana», tratto da «Le confessioni di un italiano» di Ippolito Nievo, ma anche «Mastro Don Gesualdo» (1964), dal romanzo di Giovanni Verga, «Luisa Sanfelice» (1966), dal romanzo di Alexandre Dumas, e «Il segreto di Luca» (1969), dal romanzo di Ignazio Silone. I suoi primi passi nel mondo dello spettacolo arrivarono invece a Parma, con il gruppo teatrale «Gioventù studentesca» e in seguito con la compagnia filodrammatica «Gli amici della prosa», con cui aveva messo in scena «Il piacere dell’onestà» di Luigi Pirandello.

A teatro esordì ufficialmente nel 1946 con «Anna Christie» di Eugene O’Neill, e aveva proseguito a recitare per più di 30 anni, regalando interpretazioni magistrali come quella del 1957 ne «Il servitore di due padroni» dalla regia di Giorgio Strehler. Lydia Alfonsi, viste le sue doti, era stata insignita del titolo di Grand’Ufficiale della Repubblica Italiana da parte del presidente Sandro Pertini, e fra i suoi film più noti, il Corriere della Sera ricorda «Vita da cani» (1950) di Steno e Monicelli, «Gli amori di Ercole» (1960) di Carlo Ludovico Bragaglia e «Porte aperte» (1990) di Gianni Amelio.

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