Si è spento all’età di ottantuno anni Sebastião Salgado, tra i più significativi fotografi del Novecento. L’Instituto Terra, da lui fondato insieme alla moglie, ha dato la notizia ieri, e rivelando successivamente all’Agence France-Press che la causa della sua morte è stata la leucemia. Insieme a Henri Cartier Bresson, Robert Capa e altri, ha raccontato il secolo scorso attraverso i suoi scatti in bianco e nero, con un’attenzione speciale per le classi sociali più modeste, per le storie di lavoratori migranti, e per le realtà meno patinate, ma più autentiche.
Nato in Brasile nel 1944, aveva studiato economia a San Paolo, trasferendosi poi a Parigi per un master e, in seguito, a Londra. Nel 1964 aveva conosciuto l’autrice e produttrice cinematografica Lélia Wanick, che aveva sposato tre anni dopo. Nel 1972 la coppia era tornata a Parigi e, dopo qualche anno da freelance, con la moglie per fare il fotografo. Dopo qualche anno da freelance, Salgado aveva iniziato a lavorare nell’agenzia fotografica Magnum Photos. Per loro conto aveva documentato, ad esempio, i primi cento giorni della presidenza di Ronald Reagan, incluso l’attentato a Washington del 30 marzo 1981.
Sebastião Salgado, l’uomo e l’ambiente raccontati attraverso i suoi scatti
Si era poi reso indipendente, facendosi conoscere come ritrattista e realizzando numerosi reportage. Il più celebre è, senza dubbio, la retrospettiva Workers, alla quale aveva lavorato per sei anni, viaggiando attraverso ventisei Paesi, dall’India alla Polonia, al Brasile. Un altro tema centrale della sua fotografia erano le migrazioni. Il reportage Migrations, realizzato in oltre quindici anni di lavoro, è incentrato sulle persone che lasciano le loro case in campagna per trasferirsi in città.
Nel 1994 Salgado aveva fondato insieme a sua moglie la Amazonas Images. Dai primi anni Duemila si era dedicato soprattutto al paesaggio. La rassegna Genesi, realizzata tra il 2004 e il 2011 e composta da centinaia di fotografie riguardanti il rapporto tra l’uomo e ambiente. Per oltre cinquant’anni, aveva convissuto con seri problemi alla colonna vertebrale dovuti all’esplosione di una mina che lo aveva colpito in Mozambico.
Federica Checchia
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