È morto domenica lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura e gigante della cultura latinoamericana. Aveva 89 anni. Inizialmente vicino ai movimenti della sinistra sudamericana, si spostò nel corso del tempo verso destra, candidandosi anche a presidente del Perù nel 1990 con un programma di ispirazione liberale, perdendo contro Alberto Fujimori, che avrebbe governato in maniera autoritaria fino al 2000. Dopo la sconfitta elettorale si trasferì in Spagna – che nel 1993 gli concesse anche la cittadinanza – dove si affermò come una delle voci più influenti nel dibattito politico e culturale del paese. Negli ultimi decenni Vargas Llosa continuò a commentare la politica peruviana e latinoamericana come editorialista e saggista, sempre da un punto di vista conservatore.

Nato a Arequipa (Perù) il 28 marzo 1936, Vargas Llosa esordì nel 1959 con I capi, la sua prima raccolta di racconti. Quattro anni dopo pubblicò il suo primo romanzo, La città e i cani, ambientato in un collegio militare di Lima che lui stesso aveva frequentato: l’opera gli valse subito il Premio della Critica Spagnola ma scatenò le accuse del mondo militare peruviano, che lo definì «il romanzo di un degenerato mentale che vuole compromettere il prestigio dell’esercito».

Tra i suoi romanzi più conosciuti in Italia ci sono Conversazione nella «Catedral» (1969), La zia Julia e lo scribacchino (1977), Chi ha ucciso Palomino Molero? (1986), Il caporale Lituma sulle Ande, il libro di memorie Il pesce nell’acqua (1993) e Il Paradiso è altrove (2003).

Autore e saggista di grande successo, con romanzi celebri come La città e i cani (La ciudad y los perros) e La festa del caprone (La fiesta del chivo), ha vinto una miriade di premi, tra cui il Nobel nel 2010. Vargas Llosa aveva vinto il Nobel per la letteratura per aver raccontato la “cartografia delle strutture del potere” e per aver descritto “l’immagine della resistenza, della rivolta e della sconfitta dell’individuo”. È stato il primo scrittore di origine peruviana al quale è stato assegnato il più ambito riconoscimento letterario mondiale; un riconoscimento che ha suggellato una vita artista, ma anche politica, ricca, articolata e varia.

“È con profondo dolore che annunciamo che nostro padre, Mario Vargas Llosa, si è spento oggi pacificamente a Lima, circondato dalla sua famiglia”, si legge in una lettera firmata dai figli Álvaro, Gonzalo e Morgana e pubblicata da Álvaro su X.

Negli ultimi mesi si erano moltiplicate le voci sul deterioramento della salute dello scrittore, che era tornato a vivere a Lima. “È alla vigilia dei 90 anni, un’età in cui bisogna ridurre un po’ l’intensità delle proprie attività”, aveva dichiarato il figlio Alvaro lo scorso ottobre, senza specificare lo stato di salute del padre. Durante la pandemia da Covid il grande scrittore era stato a lungo ricoverato in ospedale.