Musica

È morto Radu Lupu, il gigante del piano

Schivo e riservato, era considerato uno dei pianisti giganti degli ultimi decenni. Si era ritirato dall’attività concertistica tre anni fa, ma nella sua carriera ha suonato con Karajan e Bernstein.

Radu Lupu: un artista che comunicava solo con la musica e il suo pianoforte

Dall’esterno sembrava schivo e severo come artista che stava così bene con sé stesso da non sentire il bisogno di comunicare, se non con il suo pianoforte. Non faceva Interviste, perché riteneva che fosse praticamente impossibile che il suo pensiero arrivasse al lettore per quello che era. Amava suonare con poca luce, seduto su una sedia, anziché sullo sgabello professionale, e si adagiava come se stesse conversando in un salotto, a una certa distanza dallo strumento, consapevole che la sua figura un po’ sacerdotale, così introversa e lunga, contribuiva non poco, con la sua barba ispida, a creare una bolla musicale misteriosa attorno a sé.

Rumeno di Galati, Radu Lupu è morto a 76 anni, nella notte di domenica 17 aprile nella sua casa in Svizzera dopo tre anni scarsi dall’addio alla vita concertistica. È considerato uno dei massimi pianisti degli ultimi decenni, un artista che suonava con Karajan e Bernstein, Giulini e Abbado, Mehta e Barenboim dopo essersi perfezionato alla scuola dell’Unione Sovietica e aver vinto diversi dei concorsi che contano. Nonostante questo, si professava musicista autodidatta, poiché gli unici giganti dai quali ammetteva di aver imparato qualcosa sulla musica erano stati Furtwängler e Toscanini.

Nella sua carriera, sopratutto da giovane ha eseguito un po di tutto, ma il terreno che ha battuto di più lasciando tracce interpretative durature è stato quello beethoveniano e dei romantici, Schubert, Schumann e Brahms in particolare. Di Schubert, inoltre, è stato uno dei missionari più tenaci e convincenti, tra i primi a rivelare al mondo che il suo pianismo fosse tutt’altro che minore o manieristico, diverso ma non imitatore rispetto a quello di Beethoven.

Un aspetto interessante durante sua interpretazione dei brani è che dava sempre l’impressione di amare tempi comodi e soavi. Per chi misurasse al microscopio le sue esibizioni dal vivo o registrazioni, scopriva con una certa sorpresa che spesso Lupu produceva tempi anche più rapidi di altri colleghi. Questo accadeva perché aveva un suono né pesante né leggero, però capace di sprigionare una limpidezza personale che solo Lupu è riuscito a trasmettere.

Valeria Muratori

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